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giovedì 9 giugno 2011

Agenzia di socializzazione???

Certo, è facile dire “chiudiamo le scuole” ora che i ragazzi hanno molti più stimoli e apprendono di più al di fuori di essa... Ma la scuola rimane pur sempre un'agenzia di socializzazione, e come tale non è sostituibile.

Quest'affermazione, che sintetizza l'ultima argomentazione possibile in difesa dell'istituzione scolastica, è falsa.
Nessuno si può azzardare a definire agenzia di socializzazione un luogo in cui i rapporti umani sono imposti e limitati, limitati quantitativamente al numero di compagni di classe, limitati al contesto e all'ambiente scolastico, limitati ai propri coetanei, limitati alla durata dell'intervallo, insomma


LIMITATI.


La verità è che qualunque luogo pubblico può potenzialmente costituire un'agenzia di socializzazione migliore della scuola, purché sia privo dei suddetti limiti.
Solo un imbecille potrebbe definire l'isolamento come un modo per permettere all'individuo di comprendere la propria posizione nel contesto sociale. Un imbecille che ha passato il suo periodo migliore a studiare, riducendo la propria persona a quattro libri e due voti.

venerdì 13 maggio 2011

Retarchia!

L'individuo medio è abbastanza vivo e incoerente da rappresentare da solo una società eterogenea; ne consegue che non esiste nessun individuo medio. L'unica persona che merita questo titolo è un Mario Rossi qualunque il cui corpo è stato sminuzzato dai grafici delle statistiche, il cui volto si è appiattito sullo schermo, mentre il suo nome si sgretolava in una firma. Meriterebbe di essere preso a schiaffi, se solo esistesse.
La fallimentare società odierna, la società degli intenti insignificanti e del passatempismo idealizzato, è riducibile alla moltiplicazione dell'individuo medio per sé stesso, zero x zero.
L'educazione che riceviamo fin dalla nascita da scuole e mass media ha come fine ultimo l'appiattimento della persona, la trasformazione dell'individuo in uomo medio. Si noti come, nella vita quotidiana, questo appiattimento viene condito con termini luccicanti: ora sei maturo, responsabile, hai messo la testa a posto, viene detto a ragazzi che rinunciano a vivere. L'idiozia generale non permette nemmeno discriminazioni tra l'essere intelligenti e l'essere studiosi. L'uomo-massa si realizza nella ripetizione di frasi altrui, nell'edificazione di un senso morale nella norma o di un nichilismo qualunquista, nel raggiungimento di mezzi di sussistenza di cui potersi accontentare. Eccolo lì il nostro Mario Rossi, maturo, responsabile, studioso come vorrebbe il modello scolastico o inetto e ignorante come lo vorrebbe quello televisivo. La sua non-esistenza si estende a macchia d'olio, e prima di rendervi conto che il signor Rossi è un cannibale vi sarete già uniti al suo banchetto.
Ci si ritrova così ad abbandonare la ricchezza individuale per raggiungere un livello di “perfezione” del tutto omologante, e tu che senza sapere perché ti svegli di cattivo umore, cominci a nutrire sentimenti antisociali nell'ottusa convinzione che possano condurti ad una valida alternativa a tutto questo. Sbagli. La tua frustrazione è ben condivisa dai tuoi simulacri; continuerai a sopportare o ti emarginerai, e in ogni caso non costruirai nulla. Occorre operare una distinzione tra immensificazione dell'individuo e chiusura in sé stessi.
L'immensificazione individuale, da qualche anno a questa parte, è stata resa alla portata di tutti con l'avvento del web 2.0. La rete ci ha donato un paradigma nuovo, un modello che ha spazzato via quello imposto precedentemente. La società cannibale moderna, coi suoi individui “socialmente realizzati” o antisociali, sta riscontrando una seria difficoltà a perseverare efficacemente col suo sistema di autoconservazione. La gente si attiva, si aggrega e costruisce prospettive nuove; l'individuo viene valorizzato al massimo, nella sua eterogeneità: stiamo progressivamente mutando, divenendo finalmente uomini a mille dimensioni. C'è ancora molta dispersione in rete, è vero, ma non si può ignorare la crescita esponenziale del numero di creativi in via di detonazione.

Per liberarci in modo definitivo da vincoli e mortificazioni del nostro tempo, estenderemo il paradigma reticolare ad ogni livello di interazione sociale e processo di crescita individuale.

Non esiste limite che possa arginare la retarchia:

eleveremo a potenza le nostre vite, alla conquista dell'oltrizzonte.


sabato 29 gennaio 2011

Agli studenti

Bravi.
La Gelmini ha tirato fuori il meglio di voi: avete imparato ad organizzarvi, ad essere responsabili per non farvi dare contro dai partiti, a concordare le proteste con gl'insegnanti. Avete tenuto a bada gli studenti che volevano fare solo casino, li avete persuasi del fatto che si stava facendo sul serio. Avete lavorato per togliervi di dosso lo stereotipo del sessantottino, in nome del vostro essere semplici studenti che vogliono rimanere tali, tant'è vero che anche Napolitano ha dovuto accettare di incontrarvi.
Davvero complimenti.
E in tutto questo, siete diventati ciò che odiate: perchè se prima c'era una critica nei confronti del modello dominante -una critica spesso sterile e fatta di slogan, figlia delle pubblicità, ma almeno c'era - ora siete voi a battervi per difenderlo.
Vista in quest'ottica, la scuola non ha mai vissuto un momento di gloria come quello di oggi: un momento storico estremamente curioso, in cui lo studente ha interiorizzato tutti i "valori" dell'istituzione che lavora per annichilirlo, tant'è vero che lotta per essa.

Mi auguro almeno che, se un giorno questo delirio dei tagli finirà, nessuno di voi venga più a parlarmi di rivoluzioni di nessun tipo.

martedì 25 gennaio 2011

L'utopia della scolarizzazione

Facile definire la descolarizzazione un'utopia.
Ma è davvero così facile?
Tutto sommato, pur volendo conservare un'ottica funzionalista, l'istituzione scolastica NON prepara all'ingresso nella società. Descolarizzare vuol dire innanzi tutto rivedere le proprie priorità, al di là di ogni luogo comune, e questa non è un'utopia ma un bisogno umano, nonchè un dovere sociale.
Pensiamo piuttosto alla scolarizzazione: si può essere così fuori di testa da sognare un mondo in cui ogni ragazzo ripete nozioni senza nessuna elaborazione, nozioni che vengono spacciate per verità assolute, ritrovandosi incapace di integrarsi in una situazione qualunque?
Si tratta certo di una macabra utopia, eppure per molti ragazzi è una realtà.
L'approccio costruttivista di alcuni docenti sembra migliorare la situazione. Ma questi docenti sembrano quasi degli infiltrati, che vogliono difendere i ragazzi nel Covo del Nemico. La situazione rimarrebbe pessima anche se questi "descolarizzatori in borghese" costituissero la maggioranza, perchè c'è un'impostazione paradigmatica sbagliata che regola ogni settore scolastico (dalla definizione dei ruoli a quella delle materie), che finisce per scolarizzare anche i modelli pedagogici più aperti.
Non si tratta quindi di pensare a se descolarizzare o meno: succederà, perchè è un processo igienico. Sta a noi definire tempi e modalità.