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:quaddentro:

Visualizzazione post con etichetta movimento arte vaporizzata. Mostra tutti i post
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giovedì 24 gennaio 2019

Roma 26/01/19 Punto della Situazione n.5 al MACRO


Al Punto della Situazione n. 5, siete invitati/e tutte e tutti.
I PdS precedenti si sono svolti a

SESTA GODANO nel 2014
LIVORNO nel 2015
PARIGI  nel 2016
COSIO D’ARROSCIA nel 2017

Ad ogni non-convegno ha fatto seguito la pubblicazione di un libercolo.
Così sarà anche dopo ROMA 2019.
Quindi arrivederci con qualcuno/a oppure, come speriamo, con molti/e di voi.
r.m.

mercoledì 12 ottobre 2016

MAV Records Festival - Congresso evaporato dell'oltre-musica e del rumore

Il MAV - Movimento per l'Arte Vaporizzata è nato nel 2011 per portare avanti una critica serrata a tutto il sistema mercantilistico e museificato dell'arte.
In un totale ribaltamento dei valori, ci siamo da subito mossi contro la scolarizzazione dell'esistenza, il culto del lavoro, i mass media e il divismo mediatico. Andare oltre la musica è stata una diretta conseguenza di questo modo di pensare ed agire. Dovevamo liberarci di questo concetto così oppressivo che ci riduce a consumatori di suoni, per acquisire nuove capacità di godimento nel vissuto di ogni giorno. Nel 2012 abbiamo fondato la MAV Records, e fin da subito hanno aderito persone da tutto il mondo condividendo con noi ore ed ore di rumorismo, sperimentazioni vocali, plagi e audio-saccheggi, musica estemporanea, elettronica a bassa tecnologia e più in generale qualsiasi forma di elettronica improponibile.
Con il Congresso Evaporato di Marghera vogliamo concentrare in una notte quanto sviluppato in questi anni. Si alterneranno parole e cacofonia, improvvisazioni collettive e progetti mavvisti come International Spam Art e Pulsional Ru.mo.re!, fino alla progressiva vaporizzazione di ogni certezza presente in sala.
Stiamo lavorando per una nuova avanguardia di massa, primitiva e reticolare. In linea con la politica della nostra netlabel, diverse persone che non potranno esserci fisicamente ci hanno inviato campioni di suoni con i quali improvvisare nell'ultima sessione della serata.

Fine della musica; possiamo cominciare.
15/10/2016
MAV Records Festival – Congresso evaporato dell'oltre-musica e del rumore
ALTOlab, via Banchina Molini 14, 30175 Marghera (VE)
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Aggressioni verbali di:
Helena Velena
Antonio Saccoccio
Roberto Guerra
Stefano Balice
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Ceffoni uditivi di:
Hank the Think Thank + Laika Facsimile
Claudio Sbadiglioni
Il Russo
Pioggia d'Ambra
Submental
Ben Presto
Sounddog65
Hardbone
BxUxG
MAV - Movimento per l'Arte Vaporizzata
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Con la partecipazione dematerializzata di hiyohiyoipseniyo, Toxic Chicken, Gianluigi Giorgetti, Hypercube

domenica 1 maggio 2016

Primo maggio contro il lavoro

E anche in questo primo maggio di incertezze e fragili proteste in nome del diritto al lavoro, il MAV ribadisce la propria posizione per il diritto alla disoccupazione, unica condizione auspicabile per l'essere umano.
Buon primo maggio a tutti coloro che non vorrebbero lavorare mai

sabato 19 marzo 2016

WHITE STRIKE resoconto della seconda giornata

Ieri, seconda spassosa giornata di WHITE STRIKE, la parola d'ordine è stata paranoia.
C'è chi si è scusato per la connessione lenta che gli impediva di visualizzare le immagini.
C'è chi si è allarmato per la censura su facebook (voce che stiamo tutt'ora fomentando).
C'è chi ha trovato offensivi i quadratoni bianchi (!), minacciando prontamente il ban.
Ma l'obbiettivo era anche questo, far parlare del nulla: quello che accade di continuo, insomma. Stavolta, però, la dinamica è nuda.

Questi social sono il nostro teatro dell'assurdo.

giovedì 16 gennaio 2014

MOMA – MAV – MOMAV: i nastri, le reti

Sul finire degli anni Settanta, la diffusione delle audiocassette permise di allargare la concezione di "musica" e "musicista": chiunque possedesse un registratore a nastro e un po' di fantasia poteva agire da piccola etichetta indipendente di sé stesso e mettersi in contatto diretto con altri che, come lui, stavano sperimentando in modo ludico le potenzialità di questo mezzo: fu la nascita della cassette culture e del tape network, primo indiscusso risultato dell'unione fra musica e rete.
Ed eccoci ad oltre trent'anni dal momento di massima esplosione del tape network. Il paradigma della rete è arrivato alle masse, dando un ulteriore e definitivo colpo al sistema della musica.
Dall'avvento del web 2.0, siamo stati travolti da una cascata di musica indipendentissima che nessuno potrà mai più arrestare.
E c'è chi, come 
Hal McGee, ha vissuto entrambi i momenti ed è in grado, ad oggi, di unire intelligentemente l'approccio della cultura analogica del mangianastri a quello frenetico e immediato della rete digitale.
Il risultato è il 
MOMA - Museum Of Microcassette Art (sulla falsariga del MOMA newyorkese), un archivio di registrazioni su microcassetta che ha raccolto più di 120 adesioni da musicisti - e rumoristi - di tutto il mondo.
McGee, già autore del 
Microcassette Manifesto, ha provveduto ad inviare i nastri vergini a tutti gli aderenti al progetto, con la sola consegna di riempirli secondo il proprio gusto, provvedere ad una microcopertina il più creativamente possibile e riinviarli a lui per essere infine digitalizzati e pubblicati nel catalogo MOMA.
Sebbene queste indicazioni possano sembrare vaghe, l'operazione sembra avere delle modalità/finalità ben precise - mediumessaggio! - dettate dal mezzo di registrazione (microcassette recorder), quello di diffusione (web) e dal modo in cui è stato impostato tutto il lavoro:
-
 godere della musica in quanto attività quotidiana, documentabile ma non circoscrivibile ad un prodotto
-
 offrire la propria esperienza come dono ad una comunità, come dice lo stesso Hal McGee: "When an artist gives an album to the MOMA community, essentially they are giving a gift, which is in a sense, giving something of themselves as a being. A gift of this kind of personal art, which bears so much of the being of the artist, carries with it various obligations on the part of the persons who accept the gift".
Queste sono le ragioni per cui il MAV - Movimento per l'aRTE Vaporizzata è stato ben lieto di prendere parte all'iniziativa, e l'ha fatto con MoMAV, un nastro in cui il limite che separa vita e performance viene progressivamente dissolto: dalle improvvisazioni stradali elettroniche, elettroacustiche o anche puramente vocali del lato A, in cui è possibile godere di un Nembrini riverberato un Busatto sadochitarrista un Balice che picchia i cartelli un Saccoccio in dialogo coi motori e molto altro ancora, alla registrazione di buona parte del Rituale della Tensione Continua nel lato B, tenutosi nell'ambito del secondo Noise Fest veneziano, in cui ai nomi sopracitati si aggiungono Mattia Niero al mixaggio e Roberto Guerra declamatore di versi futuristi, dalle sue prime composizioni degli anni '80 a quelle più recenti.Museo dell'arte della microcassetta e movimento per l'arte vaporizzata: l'incontro di due testimonianze di ciò che può essere l'avanguardia oggi - interessante, a questo proposito, la discussione nata da una domanda di Hal alla MOMA community: "is MOMA dada?", questione ancora aperta nella quale si è delineata la voglia, da parte di alcuni, di proseguire nel proprio percorso con lo stesso spirito che un secolo fa alimentò dada.
MoMAV, MAV e MOMA: diversi livelli del fare rete, la medesima volontà vaporizzatrice.

venerdì 6 dicembre 2013

LA POESIA DELL'ANIMO ARRIVA A TORINO!

oggi la città si è arricchita di questa bella Composizione Poetica


che si chiama Il Foglio Stracciato della Ragione Ladra e di Tutte le Cose che ce l'ho stampata di GIALLO perché così squilla di più e poi le ho messe in giro ha ha ha la gente che guardava ma io ci mando gli abbracci vaginali












giovedì 21 novembre 2013

Undici pagine per una citazione virale

Sto morendo.
Undici pagine di google per una citazione virale.
Undici pagine per una frase inesistente tratta da un libro inesistente.
Decine e decine di persone che diffondono una nostra idea convinti di citare chissà chi.
Decine e decine di pecore il cui vizio del citazionismo gratuito è stato bastonato senza pietà.
E mi verrebbe da confessarvi la frase in questione, ma voglio aspettare che viralizzi ancora. Ve la dirò quando ormai non potrete più credermi, perché sono simpatico.

sabato 9 novembre 2013

ambiguation page

MAV may refer to:
  • Micro air vehicle, a type of remotely controlled unmanned aerial vehicle
  • Mojave Aerospace Ventures, the holding company for the SpaceShipOne space flight effort
  • Migraine-associated vertigo, vertigo or dizziness associated with migraine headache
  • MAV, stage name for Swedish country singer Anders Lundström
  • Magyar Államvasutak (MÁV), the Hungarian national railway company Hungarian State Railways
  • MAV, Minoan Air ICAO code
See also
  • Mavs, nickname for the Dallas Mavericks

venerdì 1 febbraio 2013

VOTA LA CRISI

LA CRISI! LA CRISI!
La CRISI sarà l'unico partito che potrai votare.
Infatti, tutti i partiti esistono solo in relazione della CRISI. Più meno tasse posti di lavoro eccetera. Tutti partiti della CRISI, nessuno con una posizione propria. Nessuno ha un programma di rinnovamento radicale: l'ideale massimo sembrerebbe il ritorno a qualche anno fa, quando non si stava bene ma si sopravviveva, in quello stesso marcio sistema che ci ha lasciato col culo per terra. Come se la sopravvivenza potesse essere un valido motivo per vivere. Come se il lavoro fosse la più grande aspirazione umana. Come se il benessere di una persona dipendesse dal rimanere parcheggiati a vita, utero scuola lavoro villaggio turistico bara.
Queste elezioni saranno una grande pagliacciata, perché qualunque cosa voterete sarà la CRISI, e chiunque vincerà, più o meno onesto che sia, non potrà fare nulla per noi se non sovvertendo e riscrivendo tutto dalle fondamenta (cosa che non rientra nei programmi di nessuno).
Chi tra il 24 e il 25 febbraio andrà a "votare" darà l'ennesima dimostrazione di non voler cambiare una virgola della propria banalissima vita - no, della propria banalissima grigia becera sopravvivenza. Nessuna concessione ai menopeggismi da quattro soldi: se voti, voti LA CRISI.

domenica 23 dicembre 2012

la sera al balon - paesaggio sonoro

rumori di scarto. oggetti di scarto... scelte popolari. sta di fatto che il balon di torino è uno dei luoghi più vivi della mia città, e mentre le marmaglie di fighetti fanno numero per le strade del centro, sognando di avere abbastanza soldi da farsi firmare il cervello da luì vittòn,  mi piace recuperare ciò che gli altri non vogliono più. sono un mozzone? no, DI PIU'.
perché se di giorno capita di fare ottimi affari - soprattutto per un circuit bender, si trovano tastiere e giocattoli da modificare a 1 o 2 euro - nel tardo pomeriggio i venditori se ne vanno, lasciando ogni genere di oggetto abbandonato per strada, così privo di valore da essere rifiutato anche da loro. è in quel momento che la piccola folla dei miei fratelli mortaccioni, per esigenza o per diletto, si raduna per dare un nuovo valore a quei rifiuti. eccolo, il miracolo del natale. via garibaldi, con le luminarie e le bancarelle e le vetrine, a confronto è un film di zombie.

...e il rumore? oh, dobbiamo dare un valore anche a quello! tra le cose che mi sono portato a casa, c'è anche la sinfonia di un'orchestra di netturbini che, per togliere dalle vie cotanto sfacelo, suonava aria compressa all'unisono costituendo indubbiamente uno dei paesaggi sonori più apprezzabili della città.
registrata con un microcassette recorder dell'anteguerra, su nastro riciclato... ma gli strumenti di recupero non valgono nulla se non sono impiegati con una sensibilità del recupero. non buttate i rumori. non abbandonateli per strada, provate ad ascoltarli. se togliete valore al rumore, togliete valore all'esistenza. non è questione di cultura o chiacchiere pseudointellettuali... è R U M O R E. spapapamm!


mercoledì 3 ottobre 2012

Dalla mail art alla non-arte facoltativamente postale

Profondo rispetto per chi ha saputo utilizzare creativamente il medium postale, alimentando lo sviluppo di diverse reti di avanguardisti. Ma ora, a distanza di decenni, ora che stiamo raccogliendo i frutti della rivoluzione neotecnologica, è il momento di discriminare gli aspetti della cosiddetta mail art che possono ancora dare qualcosa al nostro tempo da quelle che invece sono marce consuetudini artistiche.

Partiamo dal presupposto che lo scambio fisico di oggetti non potrà mai essere rimpiazzato totalmente dal digitale.
Comunicare e creare sul web è un processo rapido, a volte dispersivo, ma spesso si rivela uno strumento efficacissimo per portare avanti collettivamente delle idee. Internet è la sede delle aggregazioni più disparate, dove ognuno trova il suo spazio.
I network postali sono caratterizzati dalla lentezza dello scambio; i materiali e le informazioni scambiati sono quantitativamente inferiori. Tuttavia, il costo e i tempi di attesa obbligano il networker a selezionare accuratamente ciò che vuole spedire, dandogli anche maggior valore emotivo.

Ogni medium può essere impiegato creativamente. E come per ogni altro medium, il nemico della corrispondenza creativa è l’Arte.
Infatti, sebbene questa pratica di rete abbia a suo tempo reso l’artista un po’ meno Artista, ora rischia di dare a chiunque la possibilità di mettersi in mostra dandosi le stesse arie degli artisti veri.
Sta qui la differenza tra avanguardismo di massa e un ammasso di artisti. Un ragazzino che cazzeggia su facebook può essere creativo tanto quanto un artista postale, a meno che quest’ultimo non abbia un’idea da diffondere. E quando mancano le idee, tutto il resto – i francobolli, i timbri, le cartoline – rimangono semplici feticci da Artista, feticci di un mondo autoreferenziale che non stimola in nessun modo la sensibilità contemporanea – esattamente come l’Arte da museo.

La maggioranza degli artisti postali ha vissuto il passaggio dallo scambio fisico a quello digitale. Noi net.futuristi e mavvisti della terza avanguardia abbiamo vissuto il processo inverso, spinti fondamentalmente da due esigenze:
-      comunicare tra di noi, perché nonostante ciò avvenga quotidianamente, gli oggetti materiali permettono di sentirci più legati
-      comunicare a tutti il nostro pensiero, come facciamo in qualsiasi altro canale.
Il resto ci appare superfluo. Va bene giocare con l’immaginario burocratico, va bene dinamizzare anche esteticamente il proprio messaggio, ma non abbiamo motivo di seguire un cliché estetico. Va bene la documentazione, finché non diventa fanatismo da collezionista – e che la si piantasse una volta per tutte di ambire ad essere riscoperti tra cent’anni come Grandi Artisti, non succederà mai, ed è giusto così.
Le dispute riguardo a cosa sia meglio usare, se un francobollo un pennello o un’email, sono semplicemente ridicole: senza contenuti, rimangono tutti strumenti sterili.
Non ci interessa fare Arte, né postale né di altro tipo.
La vaporizzazione dell’Arte è l’espressione totale che attraversa ogni rete.

sabato 4 agosto 2012

A proposito della Grande Espressione Artistica

Arte, Arte, Arte.
L'Arte coi concetti, l'Arte con la tecnica, l'Arte con la tradizione, eccetera.
Al di là di qualsiasi discussione già ampiamente trattata ovunque e da chiunque, dovremmo ricordarci che l'Arte - ve lo dico a denti stretti, voglio fare l'ingenuo - è espressione.
Ma in che modo l'Arte, che utilizza canali comunicativi scadenti come mostre, musei e patetici vernissage, può dirsi espressiva?
Se voglio esprimere, se voglio comunicare, lo faccio scegliendo di volta in volta gli strumenti che ritegno più adeguati. Il messaggio che trasmetto in questo modo agisce all'interno di un contesto, può mutare nel tempo, arricchirsi attraverso il confronto. Ma niente di tutto questo passa attraverso i musei. Niente di tutto questo ha a che fare con il Mondo dell'Arte. Per questo a noi mavvisti piace parlare di arte, non-arte o oltrarte.
L'Arte non esiste, vive di sé stessa, e la galleria è la sola assenza di contesto che può legittimarla. L'Arte si getta in pasto al critico che la codifica per il mercato, ed ecco tutto. Tu che vai alle mostre, che fai il fighetto intellettuale, tu non esisti, non sei mai stato calcolato. L'Arte non ti parla. L'Arte è così Artistica che non ha bisogno di essere compresa da te. L'Arte è Arte. L'Arte è una truffa.

sabato 21 aprile 2012

Arte pulsionale: avanguardia calda e neotribalismo


La necessità di espressione, insita nella natura umana, vive in modo naturale e spontaneo e può manifestarsi in svariati modi; la parola arte non è nemmeno sufficiente a rappresentarli tutti, e spesso bisogna ricorrere a qualcosa che superi l’arte. E mentre l'arte, a cui poco o nulla rimane da dire, finisce nei libri, nei musei e nelle aste, l'oltre-arte si sviluppa in contesti autonomi reticolari, in cui comunicazione ed espressione sono realmente e quotidianamente esplorate.
È in questo contesto che nasce Pulsional Gender Art di Vitaldo Conte, che oltre a ripercorrere le tappe dell'evoluzione espressiva pulsionale, si è trasformato in un polo di aggregazione attraverso una serie di contatti tra autore, editori ed (oltre)artisti citati. La linea spaziotemporale che attraversa futurismo e dada, bondage, tango, maschere virtuali e cybersex, ha come filo conduttore l'urgenza comunicativa, la sua fisicità e la sua potenza. La stessa urgenza che ritroviamo nel neotribalismo delle comunità digitali, tra cui mi piace ricordare almeno Net.Futurismo e Movimento Arte Vaporizzata, la rete di Homemade Experimental Electronic Music and Noise coordinata da Hal McGee, o fenomeni vicini alla scena underground come quello delle netlabels dedite al rumore nelle sue varie sfaccettature.
Le nuove tecnologie hanno permesso alla dimensione pulsionale di arricchirsi della possibilità di condivisione, di cooperazione e confronto; per l'avanguardia calda, il web è stato un enorme alleato, che ha consentito ad avanguardie storiche come Futurismo e Dada di evolversi in fenomeni di massa. Possiamo osservarlo nell’ambito sonoro, in cui rumorismo, poesia sonora e sperimentazioni di ogni sorta sono diventate pratiche diffuse: non più semplici generi musicali, ma espressioni pulsionali autonome, indipendenti. Parlo dell’esplosione di tutti quei fenomeni legati al rumorismo come breakcore, lo-bit, chiptune, harsh noise wall, glitch, che nei media ufficiali non avrebbero mai avuto uno sviluppo. Si tratta di tante microscene delocalizzate ma in comunicazione tra loro, fondate su un etica DIY, che a differenza delle proposte dei canali ufficiali (gerarchicizzati pilotati narcotizzanti) propongono l’esplorazione totale del suono.
La visione marinettiana di spazi di aggregazione visibili per un proletariato di creativi è pienamente realizzata e anche superata; l’avanguardia sta vivendo solo ora il suo momento migliore. Pulsional Gender Art è la narrazione di questa evoluzione, percorsi che cominciano con la lussuria futurista di Valentine de Saint-Point per diventare CyberSex con Helena Velena e GlitchSex con Laika Facsimile, confronti tra icone come Guido Keller e le maschere Vendicative di Anonymous.
Perché l’espressione pulsionale, per sua natura, non può rimanere fossilizzata. Essa fluisce inarrestabile, attraverso i rumori della creatività diffusa.

lunedì 2 aprile 2012

FACESTRIKE: mai più gli stessi

E' cominciato da poche ore, eppure sta già generando confusione su facebook: stiamo parlando dello sciopero identitario, iniziativa lanciata da Net.Futurismo e dal M.A.V. - Movimento Arte Vaporizzata.
L'operazione consiste nel rinunciare alla propria immagine prendendo in prestito quella di un amico, scambiando la propria con lui, o prendendo le sembianze di qualcuno a sua insaputa. L'evento porta avanti una critica al divismo mediatico molto cara alle ultime avanguardie (dal situazionismo al neoismo/plagiarismo, fino ad arrivare al già citato M.A.V.), e ha scelto come punto di partenza - tutt'altro che casuale - il "libro delle facce", ma è pronto a contaminare il web intero.
La peculiarità dell'iniziativa sta nel ripercuotersi tanto sulla cultura ufficiale quanto tra amici e parenti, ma soprattutto sulle stesse persone che parteciperanno all'iniziativa: chiunque voglia aderire, avrà modo di provare il brivido surreale della negazione identitaria.
Per ulteriori aggiornamenti, consultate la pagina dell'evento.

lunedì 12 marzo 2012

annientamenti sonori da passeggio



Muri di rumore per demolire i paesaggi sonori circostanti: un atto di violenza nei confronti della propria percezione, in grado di destabilizzare i vari contesti e modificare il nostro modo di rapportarci ad essi.
Un lavoro che estende il concetto di "musique d'ameublement" alla deprivazione sensoriale e alle varie sfumature che può assumere.


Trattandosi più di un lavoro di artigianato che di un'"opera", il prodotto finito non ha alcuna importanza e questa raccolta verrà periodicamente aggiornata.

stefano balice