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giovedì 13 gennaio 2011

Enarmonia del pensiero e verbalizzazione

In una mappa di rappresentazione approssimativa degli schemi mentali, in cui il concetto è subordinato alla parola e viceversa, ed entrambi sono rappresentati come punti di connessione tra le linee di una rete:

un pensiero comune, vittima di costanti biases, si sviluppa così

un pensiero enarmonico - verbalizzabile mediante il linguàrtritamòt - si sviluppa così


perchè queste sono le potenzialità massime del pensiero passivo

e queste del pensiero enarmonico

martedì 5 ottobre 2010

Linguàrtritamòt: non lasciatevi parlare

La tribù dei Piraha utilizza soltanto due parole per descrivere il colore.
In lingua dei segni si usa lo stesso segno per dire "mi piace" e "lo voglio".
Quello che in italiano è un rubacuori, in dialetto è uno sciupafemmene.

Siamo abituati a organizzare i nostri pensieri con parole che usiamo quotidianamente, ma quasi mai ci soffermiamo a riflettere su quanto esse siano relative, e come cambi la sfumatura di un vocabolo traducendolo o sostituendolo con un sinonimo.
Cambiare il proprio modo di rapportarsi alla lingua è un passo fondamentale nella riorganizzazione delle strutture mentali.

L'approccio alla lingua è stato finora di due tipi:
-quello passatista, ossia del grande oratore in grado di lanciarsi in virtuosismi buoni soltanto per chi ha tempo da perdere; tipico è il suo modo di fuggire da questioni complesse utilizzando termini e citazioni sconosciuti ai suoi interlocutori. E' evidente la sua dipendenza dai vecchi schemi, che gli infondono sempre sicurezza, e tratta la propria lingua come un delicato vaso di porcellana, "muovendola" il meno possibile.
-quello presentista, diversamente passivo: sebbene interessante per la ricchezza di termini gergali che si rinnovano costantemente, la lingua parlata dal presentista è una minestrina lessicale generatasi dalla magra acquisizione dello stesso modello del passatista. Sentire un presentista che parla è un'esperienza divertente, si assiste alla dissoluzione del campo semantico attraverso poche confuse parole. Egli ha rifiutato il grottesco spettacolo del passatista, gettandosi in una commedia diversa ma decadente in ugual misura.

Per noi netfuturisti, parlare è un momento di riflessione critica sui propri bisogni, linguistici e quotidiani. Se il termine non esiste ancora, in un modo o nell'altro salta fuori. Questa pratica è il linguàrtritamòt: l'arte di tritare parole ed espressioni, spremerle, crearle, cestinarle o risignificarle.
Verso una lingua performativa.

lunedì 9 agosto 2010

Flussi - poema transcomunicativo

"Flussi" è una raccolta di poesie in cui la parola acquisisce una personalità propria, schizzando, scorrendo o lampeggiando a seconda di ciò che rappresenta.

Le fonti d'ispirazione fondamentali sono state indubbiamente due: il flusso di pensieri, e il flusso di stimoli da cui siamo quotidianamente bombardati. Essi mi hanno portato a ricercare una nuova forma comunicativa (transcomunicativa) in cui la parola scritta non è più un’ imitazione del linguaggio parlato, ma un sistema simbolico che oltrepassa le barriere formali della normale comunicazione e va ad inserirsi direttamente nel flusso di pensieri del lettore, che potrà comprenderne il senso soltanto se in grado di cogliere le cose nella loro globalità.

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