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Visualizzazione post con etichetta mail art. Mostra tutti i post
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giovedì 4 luglio 2019

Improprio Festival - Contro la proprietà intellettuale - El Paso Occupato



IMPROPRIO è un festival indipendente nato per discutere, suonare, praticare le alternative possibili al verbo imperante della proprietà intellettuale e del diritto d'autore.

Ospiti:

DiSeedEnt (distribuzione offline di contenitori e contenuti)
Giuliano Lombardo con POVERO© (open source fashion)
https://www.facebook.com/poverobrand/
Helena Velena in DEE CYBORG - Il futuro che si invera, cyborg già lo siamo
http://www.deecyborg.com/
Noise Circles/LES* (noise situazionista)
Sound Hills Collective (tekno e proiezioni)
Altre ed altri a sorpresa

mercoledì 3 ottobre 2012

Dalla mail art alla non-arte facoltativamente postale

Profondo rispetto per chi ha saputo utilizzare creativamente il medium postale, alimentando lo sviluppo di diverse reti di avanguardisti. Ma ora, a distanza di decenni, ora che stiamo raccogliendo i frutti della rivoluzione neotecnologica, è il momento di discriminare gli aspetti della cosiddetta mail art che possono ancora dare qualcosa al nostro tempo da quelle che invece sono marce consuetudini artistiche.

Partiamo dal presupposto che lo scambio fisico di oggetti non potrà mai essere rimpiazzato totalmente dal digitale.
Comunicare e creare sul web è un processo rapido, a volte dispersivo, ma spesso si rivela uno strumento efficacissimo per portare avanti collettivamente delle idee. Internet è la sede delle aggregazioni più disparate, dove ognuno trova il suo spazio.
I network postali sono caratterizzati dalla lentezza dello scambio; i materiali e le informazioni scambiati sono quantitativamente inferiori. Tuttavia, il costo e i tempi di attesa obbligano il networker a selezionare accuratamente ciò che vuole spedire, dandogli anche maggior valore emotivo.

Ogni medium può essere impiegato creativamente. E come per ogni altro medium, il nemico della corrispondenza creativa è l’Arte.
Infatti, sebbene questa pratica di rete abbia a suo tempo reso l’artista un po’ meno Artista, ora rischia di dare a chiunque la possibilità di mettersi in mostra dandosi le stesse arie degli artisti veri.
Sta qui la differenza tra avanguardismo di massa e un ammasso di artisti. Un ragazzino che cazzeggia su facebook può essere creativo tanto quanto un artista postale, a meno che quest’ultimo non abbia un’idea da diffondere. E quando mancano le idee, tutto il resto – i francobolli, i timbri, le cartoline – rimangono semplici feticci da Artista, feticci di un mondo autoreferenziale che non stimola in nessun modo la sensibilità contemporanea – esattamente come l’Arte da museo.

La maggioranza degli artisti postali ha vissuto il passaggio dallo scambio fisico a quello digitale. Noi net.futuristi e mavvisti della terza avanguardia abbiamo vissuto il processo inverso, spinti fondamentalmente da due esigenze:
-      comunicare tra di noi, perché nonostante ciò avvenga quotidianamente, gli oggetti materiali permettono di sentirci più legati
-      comunicare a tutti il nostro pensiero, come facciamo in qualsiasi altro canale.
Il resto ci appare superfluo. Va bene giocare con l’immaginario burocratico, va bene dinamizzare anche esteticamente il proprio messaggio, ma non abbiamo motivo di seguire un cliché estetico. Va bene la documentazione, finché non diventa fanatismo da collezionista – e che la si piantasse una volta per tutte di ambire ad essere riscoperti tra cent’anni come Grandi Artisti, non succederà mai, ed è giusto così.
Le dispute riguardo a cosa sia meglio usare, se un francobollo un pennello o un’email, sono semplicemente ridicole: senza contenuti, rimangono tutti strumenti sterili.
Non ci interessa fare Arte, né postale né di altro tipo.
La vaporizzazione dell’Arte è l’espressione totale che attraversa ogni rete.