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:quaddentro:

Visualizzazione post con etichetta fase anale dell'arte. Mostra tutti i post
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martedì 17 maggio 2011

E' nato il M.A.V. - preparatevi ad evaporare!

L'arte, quell'arte che non merita maiuscole, ha subito nel corso dei secoli numerose trasformazioni.
Nella sua prima, lunghissima fase durata fino alla fine dell'800, il concetto di arte era strettamente legato alla pittura e alla scultura. Nessuno metteva in discussione forma e funzione dell'arte: essa viveva la sua fase solida.
Le prime avanguardie del '900 si opposero brutalmente alla rigidità e alla fondamentale inutilità dell'arte solida, aprendo la strada ad una nuova fase interdisciplinaria che avrebbe condotto l'arte a dissolversi, sconfinando nella vita quotidiana. Purtroppo, i più fraintesero le varie azioni e performance futuriste e dada: esse vennero percepite come innovatrici solo in quanto piene di "trovate", ma la comprensione della loro portata e degli intenti di queste avanguardie era ancora lontana.
Si arrivò così al momento liquido delle produzioni artistiche, private di una forma standardizzata e limitante. Cambia la forma, ma si perdono i contenuti: l'"innovazione" di cui si fanno portavoce i liquidisti non è nient'altro che sperimentalismo da laboratorio o, peggio ancora, qualche effetto speciale per conquistare la critica: ecco uno tsunami di vacche sezionate, videoarte da quattro soldi, network che fanno i network che parlano dei network. In questo clima di autoreferenzialità liquidista è nato il MAV, Movimento d'Arte Vaporizzata, generatosi dall'unione del Movimento per un'Arte Cervicale con alcuni ex attivisti del Gruppo IDRA, che sul finire degli anni '60 anticipò la causa della vaporizzazione mentre i loro contemporanei italici continuavano a produrre incrostazioni calcaree su tela. Con loro, tutta una serie di persone vicine alle posizioni futuriste e situazioniste (Antonio Saccoccio, Roberto Guerra, Emmanuele Pilia e altri ancora).
Causa comune: la vaporizzazione dell' arte e del paludoso sistema in cui marcisce.

Frantumiamo il solidismo!

Liquidiamo il liquidismo!

Vaporizziamo l'arte!

domenica 8 maggio 2011

Il senso della SIAE

...non c'è.
Le note usate dai musicanti nella norma son solo 12. Quante combinazioni potrebbero avere? Quanti secoli di tempo credete che ci vogliano per esaurire una tale scarsità di risorse?
Vogliamo poi parlare dei testi? Di quanti cuoramore dovremo morire prima di ammettere che persino le parole son sempre le stesse?
La SIAE ha i giorni contati.

martedì 1 dicembre 2009

Ready-made di una frase

IMPARA L'ARTE
E METTILA DA PARTE
IN UN BLOG NET.FUTURISTA
QUESTA FRASE MI APPARE IN TUTTO IL SUO SPLENDORE

giovedì 21 maggio 2009

La grande trappola del Novecento

Sono in troppi, oggi, a spacciarsi per avanguardisti riciclando idee vecchie di un secolo. La zappata sui piedi, forse, è stata proprio il termine di “avanguardia”, diventata nel ‘900 una macrodefinizione che indicava un modo di concepire l’arte coraggioso e in anticipo sui tempi. D’altra parte, tutto ciò che viene studiato nelle accademie è stato a suo tempo innovativo: non sono certo stati gli accademici a portare avanti l’arte, ma tutti coloro che superavano i limiti della propria epoca. In quest’ottica, ogni accademia può essere considerata un’istituzione contro di sé, in quanto educa la gente a rimanere entro certi limiti che portano alla stasi e al conseguente collasso dell’istituzione stessa.
L’avanguardismo è dunque un’attitudine con radici antiche, e sarebbe estremamente superficiale pensare ad essa solo in relazione del ‘900. Eppure non era mai capitato, nel corso della storia dell’arte, di assistere ad una tale scarsità di idee come quella che prevale oggi. Come dicevo prima, possiamo attribuire parte delle cause di questa situazione al significato assunto dal termine “avanguardia” nel corso dell'ultimo secolo: paradossalmente, questa etichetta ha portato gli odierni artisti ad imitare le grandi persone del secolo scorso in nome di un’innovazione/aborto, che li spinge a concepire “opere” che nascono già morte.
Queste persone sono inciampate nel Novecento, e non riescono ad andare avanti.
Il mondo dell’arte contemporanea sta diventando così idiota e patetico che possiamo riassumerlo in 3 punti:
1. Lo pseudo-artista s’inventa la solita accozzaglia che non ha nessun significato in particolare; il suo aborto risulterà più efficace riciclando simbologie vaghe e confuse (una svastica, un fallo di gomma, Topolino, un calzino sporco, ecc…)
2. Se questo pseudo-artista è già ben inserito nel meraviglioso mondo dell’arte, troverà sicuramente un branco di critici indaffarati ad interpretare in cento modi diversi la sua boiata
3. Un pubblico fondamentalmente snob osserva il tutto senza capirci niente, e idolatra il grande creatore che sembra invece avere le idee molto chiare (“wow, non ci capisco niente, quindi è un genio”)
Gli artisti di oggi stanno prostituendo le intuizioni di ieri.
Il pubblico di oggi non è più in grado di fischiare.
Il Net.Futurismo è un ariete contro il muro dell’idiozia contemporanea.