lunedì 1 settembre 2014
lunedì 4 novembre 2013
domenica 24 marzo 2013
ATTENZIONE! paradossi in tensione
liquidare il tutto come non-sense è da imbecilli. parlare di non-sense ed illustrarne i riferimenti storici è da imbecilli ben ammaestrati. il paradosso ha una funzione politica ben precisa, e se non potete capirla è perché avete perso tutto - i vostri sensi si sono distratti e atrofizzati, la vostra immagine ben allineata alle altre, il vostro linguaggio vi concede di sfoggiare una posizione personale a scelta tra quelle a disposizione in vetrina - e più di tutto avete perso il gioco, l'approccio ludico e spontaneo che da solo basterebbe a causare le migliori rivoluzioni. imbecilli tristi e stirati, un augurio di ansia ed evoluzione.
domenica 23 dicembre 2012
la sera al balon - paesaggio sonoro
perché se di giorno capita di fare ottimi affari - soprattutto per un circuit bender, si trovano tastiere e giocattoli da modificare a 1 o 2 euro - nel tardo pomeriggio i venditori se ne vanno, lasciando ogni genere di oggetto abbandonato per strada, così privo di valore da essere rifiutato anche da loro. è in quel momento che la piccola folla dei miei fratelli mortaccioni, per esigenza o per diletto, si raduna per dare un nuovo valore a quei rifiuti. eccolo, il miracolo del natale. via garibaldi, con le luminarie e le bancarelle e le vetrine, a confronto è un film di zombie.
...e il rumore? oh, dobbiamo dare un valore anche a quello! tra le cose che mi sono portato a casa, c'è anche la sinfonia di un'orchestra di netturbini che, per togliere dalle vie cotanto sfacelo, suonava aria compressa all'unisono costituendo indubbiamente uno dei paesaggi sonori più apprezzabili della città.
registrata con un microcassette recorder dell'anteguerra, su nastro riciclato... ma gli strumenti di recupero non valgono nulla se non sono impiegati con una sensibilità del recupero. non buttate i rumori. non abbandonateli per strada, provate ad ascoltarli. se togliete valore al rumore, togliete valore all'esistenza. non è questione di cultura o chiacchiere pseudointellettuali... è R U M O R E. spapapamm!
mercoledì 25 maggio 2011
Legirtimazione generazionale
Abbiamo sentito abbastanza ai-miei-tempi da aver afferrato che, stando alla cronaca, viviamo nell'epoca più illegittima che sia mai esistita.
Eppure nessuno di noi stuzzica i cadaveri. Non abbiamo vissuto i Fantastici Anni Sessanta, ma siamo abbastanza svegli da capire quanto essi siano sopravvalutati, e le cerimonie rievocative di numeri magici come 68 o 77 non ci hanno donato altro che una magica arrendevolezza.
Siamo i disgraziatissimi ultimi arrivati, cresciuti nel Grande Vuoto. Il mondo si china preoccupato su di noi, figli dei figli (dei figli) della famiglia patriarcale, che dopo aver assistito al fallimento di ogni tentativo di cambiamento costruttivo non saremo di certo in grado di fare nulla di buono.
Il “ragazzo difficile” imbottito di educazione e psicofarmaci cresce con un messaggio ben preciso che lampeggia su tutti gli schermi: siate pigri, perché non potete farci nulla. Mass-media ormai scaduti tentano invano di emozionarci, donandoci questo o quel viagra con effetti a breve termine.
I meno svegli non hanno tardato a farne una patologia, chiamandola postmoderno. Chissà, forse in un momento di fragilità culturale è esistito anche il postmoderno, che potremmo indicare come quel particolare momento storico in cui ad una veloce successione di prodotti nuovi è seguito un calo dello stupore: così cominciarono i soliti ai-miei-tempi.
Questa sequenza di sbadigli è troppo noiosa per non provocare uno sbadiglio. Ma bisognerebbe essere davvero imbecilli per credere che tutto questo sia un limbo eterno (infatti a crederlo sono gli stessi imbecilli che sostenevano l'immortalità della televisione).
Non esiste nessun postmoderno per un net.futurista.
Non avremmo voluto nascere in un epoca diversa da questa, perché fra le mandrie di frignoni lassisti abbiamo trovato il nostro campo da gioco ideale.
Il Net.Futurismo è la risata che spezza la vacuofilia dei perdenti.
venerdì 13 maggio 2011
Retarchia!
L'individuo medio è abbastanza vivo e incoerente da rappresentare da solo una società eterogenea; ne consegue che non esiste nessun individuo medio. L'unica persona che merita questo titolo è un Mario Rossi qualunque il cui corpo è stato sminuzzato dai grafici delle statistiche, il cui volto si è appiattito sullo schermo, mentre il suo nome si sgretolava in una firma. Meriterebbe di essere preso a schiaffi, se solo esistesse.
La fallimentare società odierna, la società degli intenti insignificanti e del passatempismo idealizzato, è riducibile alla moltiplicazione dell'individuo medio per sé stesso, zero x zero.
L'educazione che riceviamo fin dalla nascita da scuole e mass media ha come fine ultimo l'appiattimento della persona, la trasformazione dell'individuo in uomo medio. Si noti come, nella vita quotidiana, questo appiattimento viene condito con termini luccicanti: ora sei maturo, responsabile, hai messo la testa a posto, viene detto a ragazzi che rinunciano a vivere. L'idiozia generale non permette nemmeno discriminazioni tra l'essere intelligenti e l'essere studiosi. L'uomo-massa si realizza nella ripetizione di frasi altrui, nell'edificazione di un senso morale nella norma o di un nichilismo qualunquista, nel raggiungimento di mezzi di sussistenza di cui potersi accontentare. Eccolo lì il nostro Mario Rossi, maturo, responsabile, studioso come vorrebbe il modello scolastico o inetto e ignorante come lo vorrebbe quello televisivo. La sua non-esistenza si estende a macchia d'olio, e prima di rendervi conto che il signor Rossi è un cannibale vi sarete già uniti al suo banchetto.
Ci si ritrova così ad abbandonare la ricchezza individuale per raggiungere un livello di “perfezione” del tutto omologante, e tu che senza sapere perché ti svegli di cattivo umore, cominci a nutrire sentimenti antisociali nell'ottusa convinzione che possano condurti ad una valida alternativa a tutto questo. Sbagli. La tua frustrazione è ben condivisa dai tuoi simulacri; continuerai a sopportare o ti emarginerai, e in ogni caso non costruirai nulla. Occorre operare una distinzione tra immensificazione dell'individuo e chiusura in sé stessi.
L'immensificazione individuale, da qualche anno a questa parte, è stata resa alla portata di tutti con l'avvento del web 2.0. La rete ci ha donato un paradigma nuovo, un modello che ha spazzato via quello imposto precedentemente. La società cannibale moderna, coi suoi individui “socialmente realizzati” o antisociali, sta riscontrando una seria difficoltà a perseverare efficacemente col suo sistema di autoconservazione. La gente si attiva, si aggrega e costruisce prospettive nuove; l'individuo viene valorizzato al massimo, nella sua eterogeneità: stiamo progressivamente mutando, divenendo finalmente uomini a mille dimensioni. C'è ancora molta dispersione in rete, è vero, ma non si può ignorare la crescita esponenziale del numero di creativi in via di detonazione.
Per liberarci in modo definitivo da vincoli e mortificazioni del nostro tempo, estenderemo il paradigma reticolare ad ogni livello di interazione sociale e processo di crescita individuale.
Non esiste limite che possa arginare la retarchia:
eleveremo a potenza le nostre vite, alla conquista dell'oltrizzonte.
mercoledì 27 aprile 2011
Contro il feticcio e la realtà antip(r)atica
A tutti coloro che non hanno motivo di esistere.
Codificare la realtà in mappe mentali più semplici è una delle facoltà umane che ci consentono una vita più serena. Abbiamo la nostra occupazione, il nostro rifugio, i nostri film preferiti; conosciamo la differenza tra bianco e nero, e abbiamo scelto da che parte stare. Le giornate si susseguono a rotazione e non teniamo conto dell'eventualità che ci possa cadere un vaso di fiori sulla testa. Su questa routine amiamo fermarci, appesantirci, appisolarci, e la nostra concezione della vita si riduce ad una serie di avvenimenti abbastanza simili tra loro da non scomodare il culo di piombo delle nostre anime. Ben presto rimaniamo intrappolati nella ragnatela delle nostre mappe mentali, nate per semplificarci la vita ma troppo rigide per non complicarla, e ci ritroviamo attaccati a simboli senza più un significato di riferimento: andare a comprare il pane non è in nessun modo riconducibile all'esigenza di un nutrimento, il nostro lavoro è la nostra identità e le scuole sono parcheggi per eterni bambini. Il mondo si riempe di carta, i cassetti vomitano fogli che dovrebbero dimostrare qualcosa a qualcuno; la realtà viene schematizzata, mutilata e servita. Il burocrate che non ci crede se non c'è il giusto timbro è solo l'esempio più pratico di feticismo massificato, in cui a seguito della scomparsa di un fine abbiamo cominciato a leccare il mezzo. Il notaio esce di casa con lo sguardo oltre perché sa che la sua firma ha un valore inestimabile – il nome è merce, il corpo è merce, l'azione è merce, il pensiero è merce, ma abbiamo dimenticato qualsiasi valido motivo per cui desiderare la ricchezza.
Dissociato il significante dal significato, tentiamo la sopravvivenza. Umanità in coda o parcheggiata; qualche ornamento per il tuo parcheggio e sarai il bello del pollaio.
Dissociazione totale di realtà e parola. Le parole smettono di esistere se non nella loro accezione più banale e diventano fini a sé stesse, una formalità scaccia l'altra, parole vuote svuotano la realtà.
Sei abbastanza coraggioso da non sapere cosa farai tra un'ora?
In quel 99% di vissuto quotidiano che quotidianamente rifiuti di vivere si possono tessere le trame della retarchia straripante. Che piaccia o no, una rivoluzione è in corso, e qualsiasi pratica grigia statica inutile verrà filtrata e ripensata nella grande centrifuga dell'avanguardismo.
Il Net.Futurismo convertirà lo sbadiglio in canto di rivolta
giovedì 10 febbraio 2011
oceano dozzinale - l'antispleen
clicca qui per scaricare il pdfStefano Balice
giovedì 13 gennaio 2011
Enarmonia del pensiero e verbalizzazione
un pensiero enarmonico - verbalizzabile mediante il linguàrtritamòt - si sviluppa così

perchè queste sono le potenzialità massime del pensiero passivo

e queste del pensiero enarmonico

sabato 1 gennaio 2011
Necessità tritamodali
Prendiamo come esempio l'atto di cedere un qualsiasi tipo di oggetto o prestazione. Possiamo dire (i primi che mi vengono in mente):
dare
offrire
regalare
donare
prestare
servire
cedere
Ora prendiamo una parola a caso tra queste, e proviamo a pensare come sarebbe la nostra visione del medesimo concetto senza di essa. Togliamo "offrire". "Offrire" non è certo "dare", nè "prestare", nè altro. Ti dono un caffè? No, detto così sembra chissà cosa, invece è solo un caffè. Ti cedo un caffè? Dai, non me ne sto mica privando io. Se vuoi te lo regalo, ma se te lo chiedo mi ridi in faccia. Insomma, alla fine il caffè non te lo offrò più, e l'atto di cedere ecc ecc viene vissuto un po' meno serenamente.
Sto esagerando (più o meno!), ma un'idea ve la sarete fatta sull'importanza che si porta dietro ogni parola; tramite le parole organizziamo i concetti, e a seconda dei nostri schemi mentali ci comportiamo in un modo piuttosto che in un altro.Da qui l'innegabile affermazione che lingua e cultura si riflettono vicendevolmente. Un passo verso l'immensificazione umana è proprio l'uso creativo dl linguaggio. Il linguartritamòt risponde ad una necessità del nostro tempo; se è pur vero che il meccanismo di mortificazione del pensiero portato dal rigidizionarismo ha gravato su di noi per millenni, è anche vero che non esiste un momento migliore di questo per finirla definitivamente con questo gioco di crampi alla lingua. Guardatevi intorno! Guardate i volponi dei vecchi media, che questo meccanismo lo conoscono da tempo. Loro hanno portato tra noi concetti erronei, inesistenti o dal nome totalmente infondato. Il loro dizionario, quello di "finiani", "berlusconismo", "antipolitica", guerra "umanitaria", "reality show" e tutte le altre geniali cazzate, hanno il grande potere di stabilire per cosa litigheremo domani, e quali parole useremo per farlo. Inventa un bianco e un nero; prima ci cascheranno i più vegetabili, poi gli altri si adatteranno. Quindi non spaventatevi se, gironzolando su questo blog, vi capiterà di rileggere una frase due o tre volte prima di coglierne l'ingenuo e festoso significato; sto solo adattando il linguaggio a ciò che voglio esprimere. Esparlo
lunedì 6 dicembre 2010
ocinomranE oreisneP
Detto così, sembro scemo. Invece no, io penso sempre il contrario di quello che penso.
Prendi le figurine a cui tenevi di più, la tua canzone preferita, il partito che hai sostenuto per anni, la buona causa per cui ti sei battuto, la vita che ti sei costruito. Prendi il tuo senso del dovere, i pochi valori che ritieni importanti. Guardali bene. Ne hai davvero bisogno? Non senti qualcosa che ti infastidisce, non ti senti minacciato da un'incoerenza di fondo che potrebbe rovinare tutto?
Bene: è il momento di essere il contrario di te stesso!
Fare il bastian cuntrari è fin troppo facile con gli altri, ora è il momento di giocare sulla tua pelle.
Metti in discussione tutto, accanisciti, devi essere spietato.
Ma come si può essere contro sè stessi?!
"Me stesso" non esiste. "Me stesso" è quel meccanismo di difesa donatoci da Madre Natura più comunemente chiamato Ego. Gli insetti sociali non hanno nessun "me stesso". Puoi dubitare di te stesso? Altrochè! Puoi dubitare di TUTTO. Sopravviverà qualcosa al Dubbio?
Ovviamente sì (soprattutto se si mettono da parte i dubbi esistenziali). Quello consigliato è solo un esercizio per conoscersi meglio, acquisire sicurezza e lucidità. L'uomo medio, nella sua testa, farfuglia in modo quasi involontario. Se riuscisse a convincersi del contrario di quello che pensa, al di là del risultato delle proprie riflessioni, ne uscirebbe più forte, più consapevole. Un piccolo passo per l'uomo, un tuffo nell'enarmonia del pensiero.
sabato 3 luglio 2010
Rumore formativo, pensiero enarmonico - parte 2
Ricordo come ciò dovessero confessare, con profondo stupore, gli esecutori che ebbi per il primo concerto dato a Milano con gl'Intonarumori. Dopo la quarta o quinta prova, mi dicevano, che fatto l'orecchio e presa l'abitudine al rumore intonato e variabile dato dagli Intonarumori, fuori in strada prendevano grandissimo piacere a seguire i rumori dei tram, delle automobili, ecc. constatando con stupore le varietà di tono che riscontravano in questi rumori.
Erano dunque gl'Intonarumori che avevano avuto il merito di rivelare loro questi fenomeni."
Esso ha per fine l'emancipazione della sensibilità musicale, propria e altrui. Gli esperimenti di musicoralità lanciati da Gianluigi Giorgetti e quelli di technorumorismo ai quali hanno partecipato diversi net.futuristi, sono forse quelli che manifestano in modo più evidente quest'obiettivo: riuscite a immaginare come sarebbe ritrovarvi a "canticchiare" il rumore di un motore o il semplice parlato? Il passo successivo sarebbe riconoscere come "musicali" tutti i motori e tutte le voci.
E' giunta l'ora di piantarla definitivamente con queste buffonate usa e getta, e dedicarci alla nostra percezione, alla nostra conoscenza dello spazio circostante, così come indicava già Antonio Saccoccio in questo post.
L'elettrorumorismo net.futurista non darà mai l'intrattenimento sempliciotto di cui molti credono di necessitare.
Il rumore è un'arma dal forte potenziale formativo.
lunedì 10 maggio 2010
Rumore formativo, pensiero enarmonico
Ogni limite si maschera con uno schema.
Ogni schema serve a semplificare un problema affidandone la risoluzione, per l'appunto, ad uno schema [che sovente viene imposto da qualcuno e preso per buono da qualcunaltro, senza troppe domande (gli schemi fanno comodo ai deboli)].
Questa sorta di burocrazia del pensiero si presenta in ogni azione attiva o passiva che sia, nelle abitudini individuali e nelle consuetudini sociali; le sue maschere sono quelle dell'accademismo, del dogmatismo, dello "stile", dei principi di armonia in musica e nella monodirezionalità in ambito artistico, formativo, mediatico.
Ho la pelle d'oca quando penso che per secoli e secoli abbiamo usato quasi esclusivamente le stesse 12 note; sarei più sereno tenendo lo stesso paio di calzini per una settimana. A quanto pare siamo così pigri da accettare 12 sbarre purchè costituiscano una comoda gabbia.
Ogni musicista dovrebbe decidere su quali frequenze "fissare" le proprie note (sempre ammesso che questo lavoro sia considerato necessario dall'autore: è una questione d'intenti). Quando la percezione collettiva arriverà a preferire la diversità rispetto all'omologazione, l'iniziativa alla ripetizione, scopriremo di essere degli instancabili rumoristi in un mondo di Musica: l'armonia tonale, per la sensibilità musicale, ha finito per rappresentare ciò che un distacco della retina può essere per la vista: ci ha tolto la gioia di apprezzare i rumori per ciò che sono.
E ancora: non può essere altro che pigrizia quella che spinge a continuare ad adottare le cadaveriche lezioni frontali. "Stai seduto e ascolta", un metodo fallito in partenza, non credo ci sia bisogno di molte argomentazioni sul perchè: abbiamo tutta la pedagogia del Novecento a insegnarci come questa modalità di lezione sia una delle cause fondamentali della demotivazione da parte degli alunni. Occuparsi di formazione non è certo un lavoro per vigliacchi: se non vi rendete conto che le lacune dei singoli professori e maestri possono finire per rovinare intere generazioni, state alla larga; se non capite che questi sono anni complessi e di transito, e che bisogna insegnare creativamente ad essere creativi, allora occupatevi di qualcos'altro. I professori-burattinai non possono più continuare a inebetire i ragazzi per una propria mancanza di forza (=>la forza di mettersi in gioco). Ogni ambito formativo richiede una buona dose di Net.Futurismo.
Ormai è sempre più vicino il giorno in cui tutte le debolezze passapresentiste verranno spazzate via da una grassa, colossale risata prospettica net.futurista: accademici, virtuali cammuffati da virtuosi, non riuscirete a giustificare la vostra vigliaccheria nemmeno balbettando - e nessun manuale vi sarà d'aiuto.
