Abbiamo sentito abbastanza ai-miei-tempi da aver afferrato che, stando alla cronaca, viviamo nell'epoca più illegittima che sia mai esistita.
Eppure nessuno di noi stuzzica i cadaveri. Non abbiamo vissuto i Fantastici Anni Sessanta, ma siamo abbastanza svegli da capire quanto essi siano sopravvalutati, e le cerimonie rievocative di numeri magici come 68 o 77 non ci hanno donato altro che una magica arrendevolezza.
Siamo i disgraziatissimi ultimi arrivati, cresciuti nel Grande Vuoto. Il mondo si china preoccupato su di noi, figli dei figli (dei figli) della famiglia patriarcale, che dopo aver assistito al fallimento di ogni tentativo di cambiamento costruttivo non saremo di certo in grado di fare nulla di buono.
Il “ragazzo difficile” imbottito di educazione e psicofarmaci cresce con un messaggio ben preciso che lampeggia su tutti gli schermi: siate pigri, perché non potete farci nulla. Mass-media ormai scaduti tentano invano di emozionarci, donandoci questo o quel viagra con effetti a breve termine.
I meno svegli non hanno tardato a farne una patologia, chiamandola postmoderno. Chissà, forse in un momento di fragilità culturale è esistito anche il postmoderno, che potremmo indicare come quel particolare momento storico in cui ad una veloce successione di prodotti nuovi è seguito un calo dello stupore: così cominciarono i soliti ai-miei-tempi.
Questa sequenza di sbadigli è troppo noiosa per non provocare uno sbadiglio. Ma bisognerebbe essere davvero imbecilli per credere che tutto questo sia un limbo eterno (infatti a crederlo sono gli stessi imbecilli che sostenevano l'immortalità della televisione).
Non esiste nessun postmoderno per un net.futurista.
Non avremmo voluto nascere in un epoca diversa da questa, perché fra le mandrie di frignoni lassisti abbiamo trovato il nostro campo da gioco ideale.
Il Net.Futurismo è la risata che spezza la vacuofilia dei perdenti.
mercoledì 25 maggio 2011
Legirtimazione generazionale
mercoledì 27 aprile 2011
Contro il feticcio e la realtà antip(r)atica
A tutti coloro che non hanno motivo di esistere.
Codificare la realtà in mappe mentali più semplici è una delle facoltà umane che ci consentono una vita più serena. Abbiamo la nostra occupazione, il nostro rifugio, i nostri film preferiti; conosciamo la differenza tra bianco e nero, e abbiamo scelto da che parte stare. Le giornate si susseguono a rotazione e non teniamo conto dell'eventualità che ci possa cadere un vaso di fiori sulla testa. Su questa routine amiamo fermarci, appesantirci, appisolarci, e la nostra concezione della vita si riduce ad una serie di avvenimenti abbastanza simili tra loro da non scomodare il culo di piombo delle nostre anime. Ben presto rimaniamo intrappolati nella ragnatela delle nostre mappe mentali, nate per semplificarci la vita ma troppo rigide per non complicarla, e ci ritroviamo attaccati a simboli senza più un significato di riferimento: andare a comprare il pane non è in nessun modo riconducibile all'esigenza di un nutrimento, il nostro lavoro è la nostra identità e le scuole sono parcheggi per eterni bambini. Il mondo si riempe di carta, i cassetti vomitano fogli che dovrebbero dimostrare qualcosa a qualcuno; la realtà viene schematizzata, mutilata e servita. Il burocrate che non ci crede se non c'è il giusto timbro è solo l'esempio più pratico di feticismo massificato, in cui a seguito della scomparsa di un fine abbiamo cominciato a leccare il mezzo. Il notaio esce di casa con lo sguardo oltre perché sa che la sua firma ha un valore inestimabile – il nome è merce, il corpo è merce, l'azione è merce, il pensiero è merce, ma abbiamo dimenticato qualsiasi valido motivo per cui desiderare la ricchezza.
Dissociato il significante dal significato, tentiamo la sopravvivenza. Umanità in coda o parcheggiata; qualche ornamento per il tuo parcheggio e sarai il bello del pollaio.
Dissociazione totale di realtà e parola. Le parole smettono di esistere se non nella loro accezione più banale e diventano fini a sé stesse, una formalità scaccia l'altra, parole vuote svuotano la realtà.
Sei abbastanza coraggioso da non sapere cosa farai tra un'ora?
In quel 99% di vissuto quotidiano che quotidianamente rifiuti di vivere si possono tessere le trame della retarchia straripante. Che piaccia o no, una rivoluzione è in corso, e qualsiasi pratica grigia statica inutile verrà filtrata e ripensata nella grande centrifuga dell'avanguardismo.
Il Net.Futurismo convertirà lo sbadiglio in canto di rivolta
sabato 29 gennaio 2011
Agli studenti
La Gelmini ha tirato fuori il meglio di voi: avete imparato ad organizzarvi, ad essere responsabili per non farvi dare contro dai partiti, a concordare le proteste con gl'insegnanti. Avete tenuto a bada gli studenti che volevano fare solo casino, li avete persuasi del fatto che si stava facendo sul serio. Avete lavorato per togliervi di dosso lo stereotipo del sessantottino, in nome del vostro essere semplici studenti che vogliono rimanere tali, tant'è vero che anche Napolitano ha dovuto accettare di incontrarvi.
Davvero complimenti.
E in tutto questo, siete diventati ciò che odiate: perchè se prima c'era una critica nei confronti del modello dominante -una critica spesso sterile e fatta di slogan, figlia delle pubblicità, ma almeno c'era - ora siete voi a battervi per difenderlo.
Vista in quest'ottica, la scuola non ha mai vissuto un momento di gloria come quello di oggi: un momento storico estremamente curioso, in cui lo studente ha interiorizzato tutti i "valori" dell'istituzione che lavora per annichilirlo, tant'è vero che lotta per essa.
Mi auguro almeno che, se un giorno questo delirio dei tagli finirà, nessuno di voi venga più a parlarmi di rivoluzioni di nessun tipo.
giovedì 20 maggio 2010
Ritratto del presentista - sintesi topofonetica
E' proprio vero che è impossibile non comunicare? sabato 10 ottobre 2009
Vacuofilia: il Culto del Vuoto
Drogarsi di calcio e figa come se millenni di evoluzione umana non fossero mai esistiti.
Poltrire su un divano perchè non si trova niente al mondo per cui valga la pena di alzarsi.
Nutrirsi del vuoto che ci si porta dentro e chiedere il bis.
Eppure persino gli antichi temevano il vuoto (Horror Vacui).
Oggi stiamo assistendo all'esatto opposto: la Vacuofilia.
L'accademismo passatista, ossia un idealismo per forza di cose sbagliato, le forti ideologie del Novecento cadute ora come foglie secche perchè troppo inattuali, non potevano avere figli sani.
Forse una buona formazione avrebbe potuto prevenire questo male, che del Presentismo è uno degli attributi peggiori: una televisione che non sia morfina (o una non-televisione), una scuola non militarizzata ma partecipativa -insomma, una buona dose di Net.Futurismo- avrebbero potuto motivare di più, incrementare l'intelligenza delle persone, coltivare l'umanità nelle sue dimensioni micro e macroscopiche.
E ora vi dirò una cosa: non ho argomenti in comune con un buon 50% dei miei coetanei.
E questo non perchè io sia dotato di uno spirito sopraffino, ma perchè la maggior parte della gente non ha nessun argomento di cui parlare.
Se non è questo il Culto del Vuoto...
