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:quaddentro:

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mercoledì 2 novembre 2011

Doppio appello per gli Indignati

Ok, non siamo messi bene.
C'è chi lo dice da un giorno e chi da una vita, ognuno con argomentazioni più o meno valide.
Eppure, solo ora la gente alza i toni e si unisce contro ciò che reputa la causa del loro malessere.
A queste persone è stato appioppato il termine di indignados, e sembra stargli bene: in fondo, si tratta di Bravi Cittadini che vorrebbero continuare a vivere tranquilli come han sempre fatto, se non fosse che qualche Cattivo inizia a rendergli la vita difficile.
E man mano che i toni si alzano, il messaggio risulta sempre più confuso. Una grande anomalia!
La totale mancanza di contenuti (oltre a quelli più ovvi) di queste proteste è semplicemente allarmante: se ieri almeno si tentava, seppur in modo confuso e spicciolo, di protestare per un ideale, oggi si difende la comoda routine nella quale avremmo voluto gettare le nostre vite.

A far luce sulla questione, arriva il doppio appello/manifesto di Antonio Saccoccio e Roberto Guerra:

venerdì 13 maggio 2011

Retarchia!

L'individuo medio è abbastanza vivo e incoerente da rappresentare da solo una società eterogenea; ne consegue che non esiste nessun individuo medio. L'unica persona che merita questo titolo è un Mario Rossi qualunque il cui corpo è stato sminuzzato dai grafici delle statistiche, il cui volto si è appiattito sullo schermo, mentre il suo nome si sgretolava in una firma. Meriterebbe di essere preso a schiaffi, se solo esistesse.
La fallimentare società odierna, la società degli intenti insignificanti e del passatempismo idealizzato, è riducibile alla moltiplicazione dell'individuo medio per sé stesso, zero x zero.
L'educazione che riceviamo fin dalla nascita da scuole e mass media ha come fine ultimo l'appiattimento della persona, la trasformazione dell'individuo in uomo medio. Si noti come, nella vita quotidiana, questo appiattimento viene condito con termini luccicanti: ora sei maturo, responsabile, hai messo la testa a posto, viene detto a ragazzi che rinunciano a vivere. L'idiozia generale non permette nemmeno discriminazioni tra l'essere intelligenti e l'essere studiosi. L'uomo-massa si realizza nella ripetizione di frasi altrui, nell'edificazione di un senso morale nella norma o di un nichilismo qualunquista, nel raggiungimento di mezzi di sussistenza di cui potersi accontentare. Eccolo lì il nostro Mario Rossi, maturo, responsabile, studioso come vorrebbe il modello scolastico o inetto e ignorante come lo vorrebbe quello televisivo. La sua non-esistenza si estende a macchia d'olio, e prima di rendervi conto che il signor Rossi è un cannibale vi sarete già uniti al suo banchetto.
Ci si ritrova così ad abbandonare la ricchezza individuale per raggiungere un livello di “perfezione” del tutto omologante, e tu che senza sapere perché ti svegli di cattivo umore, cominci a nutrire sentimenti antisociali nell'ottusa convinzione che possano condurti ad una valida alternativa a tutto questo. Sbagli. La tua frustrazione è ben condivisa dai tuoi simulacri; continuerai a sopportare o ti emarginerai, e in ogni caso non costruirai nulla. Occorre operare una distinzione tra immensificazione dell'individuo e chiusura in sé stessi.
L'immensificazione individuale, da qualche anno a questa parte, è stata resa alla portata di tutti con l'avvento del web 2.0. La rete ci ha donato un paradigma nuovo, un modello che ha spazzato via quello imposto precedentemente. La società cannibale moderna, coi suoi individui “socialmente realizzati” o antisociali, sta riscontrando una seria difficoltà a perseverare efficacemente col suo sistema di autoconservazione. La gente si attiva, si aggrega e costruisce prospettive nuove; l'individuo viene valorizzato al massimo, nella sua eterogeneità: stiamo progressivamente mutando, divenendo finalmente uomini a mille dimensioni. C'è ancora molta dispersione in rete, è vero, ma non si può ignorare la crescita esponenziale del numero di creativi in via di detonazione.

Per liberarci in modo definitivo da vincoli e mortificazioni del nostro tempo, estenderemo il paradigma reticolare ad ogni livello di interazione sociale e processo di crescita individuale.

Non esiste limite che possa arginare la retarchia:

eleveremo a potenza le nostre vite, alla conquista dell'oltrizzonte.


mercoledì 9 marzo 2011

unità d'Italia, la prospettiva retarchica

Non c'è da stupirsi se i politicani sono ancora restii ad accettare i festeggiamenti del 150esimo anniversario dell'unità d'Italia: il loro maggior contributo consiste esattamente nel farla a pezzi.
E tra le loro beghe da condominio e un canto alpino, lancio a tutti i miei migliori per un'Italia retarchica straripante interconnessa. Un augurio che non vuole essere nè mera celebrazione di alcunché, nè quieto patriottismo spicciolo.

L'unico antidoto per la mentalità italiana provincialotta mafiosa:
la retarchia

sabato 29 gennaio 2011

Agli studenti

Bravi.
La Gelmini ha tirato fuori il meglio di voi: avete imparato ad organizzarvi, ad essere responsabili per non farvi dare contro dai partiti, a concordare le proteste con gl'insegnanti. Avete tenuto a bada gli studenti che volevano fare solo casino, li avete persuasi del fatto che si stava facendo sul serio. Avete lavorato per togliervi di dosso lo stereotipo del sessantottino, in nome del vostro essere semplici studenti che vogliono rimanere tali, tant'è vero che anche Napolitano ha dovuto accettare di incontrarvi.
Davvero complimenti.
E in tutto questo, siete diventati ciò che odiate: perchè se prima c'era una critica nei confronti del modello dominante -una critica spesso sterile e fatta di slogan, figlia delle pubblicità, ma almeno c'era - ora siete voi a battervi per difenderlo.
Vista in quest'ottica, la scuola non ha mai vissuto un momento di gloria come quello di oggi: un momento storico estremamente curioso, in cui lo studente ha interiorizzato tutti i "valori" dell'istituzione che lavora per annichilirlo, tant'è vero che lotta per essa.

Mi auguro almeno che, se un giorno questo delirio dei tagli finirà, nessuno di voi venga più a parlarmi di rivoluzioni di nessun tipo.

venerdì 12 febbraio 2010

Virtuale a chi?

mi stai dando del virtuale?
mi stai dando del virtuale?
mi stai dando del virtuale?
Ti sembra che stia parlando di una realtà simulata,
di una cosa che nasce e muore dentro un pc?
Questo sì che è un atteggiamento virtuale.
Non hai capito nulla.
IO SONO reTEale!
E che politici, professori e programmi televisivi
dagli abissi di un mondo costruito
non si azzardino a dirmi
cos'è virtuale.