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:quaddentro:

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mercoledì 2 novembre 2011

Doppio appello per gli Indignati

Ok, non siamo messi bene.
C'è chi lo dice da un giorno e chi da una vita, ognuno con argomentazioni più o meno valide.
Eppure, solo ora la gente alza i toni e si unisce contro ciò che reputa la causa del loro malessere.
A queste persone è stato appioppato il termine di indignados, e sembra stargli bene: in fondo, si tratta di Bravi Cittadini che vorrebbero continuare a vivere tranquilli come han sempre fatto, se non fosse che qualche Cattivo inizia a rendergli la vita difficile.
E man mano che i toni si alzano, il messaggio risulta sempre più confuso. Una grande anomalia!
La totale mancanza di contenuti (oltre a quelli più ovvi) di queste proteste è semplicemente allarmante: se ieri almeno si tentava, seppur in modo confuso e spicciolo, di protestare per un ideale, oggi si difende la comoda routine nella quale avremmo voluto gettare le nostre vite.

A far luce sulla questione, arriva il doppio appello/manifesto di Antonio Saccoccio e Roberto Guerra:

mercoledì 25 maggio 2011

Legirtimazione generazionale

Abbiamo sentito abbastanza ai-miei-tempi da aver afferrato che, stando alla cronaca, viviamo nell'epoca più illegittima che sia mai esistita.
Eppure nessuno di noi stuzzica i cadaveri. Non abbiamo vissuto i Fantastici Anni Sessanta, ma siamo abbastanza svegli da capire quanto essi siano sopravvalutati, e le cerimonie rievocative di numeri magici come 68 o 77 non ci hanno donato altro che una magica arrendevolezza.
Siamo i disgraziatissimi ultimi arrivati, cresciuti nel Grande Vuoto. Il mondo si china preoccupato su di noi, figli dei figli (dei figli) della famiglia patriarcale, che dopo aver assistito al fallimento di ogni tentativo di cambiamento costruttivo non saremo di certo in grado di fare nulla di buono.
Il “ragazzo difficile” imbottito di educazione e psicofarmaci cresce con un messaggio ben preciso che lampeggia su tutti gli schermi: siate pigri, perché non potete farci nulla. Mass-media ormai scaduti tentano invano di emozionarci, donandoci questo o quel viagra con effetti a breve termine.
I meno svegli non hanno tardato a farne una patologia, chiamandola postmoderno. Chissà, forse in un momento di fragilità culturale è esistito anche il postmoderno, che potremmo indicare come quel particolare momento storico in cui ad una veloce successione di prodotti nuovi è seguito un calo dello stupore: così cominciarono i soliti ai-miei-tempi.
Questa sequenza di sbadigli è troppo noiosa per non provocare uno sbadiglio. Ma bisognerebbe essere davvero imbecilli per credere che tutto questo sia un limbo eterno (infatti a crederlo sono gli stessi imbecilli che sostenevano l'immortalità della televisione).
Non esiste nessun postmoderno per un net.futurista.
Non avremmo voluto nascere in un epoca diversa da questa, perché fra le mandrie di frignoni lassisti abbiamo trovato il nostro campo da gioco ideale.
Il Net.Futurismo è la risata che spezza la vacuofilia dei perdenti.

venerdì 13 maggio 2011

Retarchia!

L'individuo medio è abbastanza vivo e incoerente da rappresentare da solo una società eterogenea; ne consegue che non esiste nessun individuo medio. L'unica persona che merita questo titolo è un Mario Rossi qualunque il cui corpo è stato sminuzzato dai grafici delle statistiche, il cui volto si è appiattito sullo schermo, mentre il suo nome si sgretolava in una firma. Meriterebbe di essere preso a schiaffi, se solo esistesse.
La fallimentare società odierna, la società degli intenti insignificanti e del passatempismo idealizzato, è riducibile alla moltiplicazione dell'individuo medio per sé stesso, zero x zero.
L'educazione che riceviamo fin dalla nascita da scuole e mass media ha come fine ultimo l'appiattimento della persona, la trasformazione dell'individuo in uomo medio. Si noti come, nella vita quotidiana, questo appiattimento viene condito con termini luccicanti: ora sei maturo, responsabile, hai messo la testa a posto, viene detto a ragazzi che rinunciano a vivere. L'idiozia generale non permette nemmeno discriminazioni tra l'essere intelligenti e l'essere studiosi. L'uomo-massa si realizza nella ripetizione di frasi altrui, nell'edificazione di un senso morale nella norma o di un nichilismo qualunquista, nel raggiungimento di mezzi di sussistenza di cui potersi accontentare. Eccolo lì il nostro Mario Rossi, maturo, responsabile, studioso come vorrebbe il modello scolastico o inetto e ignorante come lo vorrebbe quello televisivo. La sua non-esistenza si estende a macchia d'olio, e prima di rendervi conto che il signor Rossi è un cannibale vi sarete già uniti al suo banchetto.
Ci si ritrova così ad abbandonare la ricchezza individuale per raggiungere un livello di “perfezione” del tutto omologante, e tu che senza sapere perché ti svegli di cattivo umore, cominci a nutrire sentimenti antisociali nell'ottusa convinzione che possano condurti ad una valida alternativa a tutto questo. Sbagli. La tua frustrazione è ben condivisa dai tuoi simulacri; continuerai a sopportare o ti emarginerai, e in ogni caso non costruirai nulla. Occorre operare una distinzione tra immensificazione dell'individuo e chiusura in sé stessi.
L'immensificazione individuale, da qualche anno a questa parte, è stata resa alla portata di tutti con l'avvento del web 2.0. La rete ci ha donato un paradigma nuovo, un modello che ha spazzato via quello imposto precedentemente. La società cannibale moderna, coi suoi individui “socialmente realizzati” o antisociali, sta riscontrando una seria difficoltà a perseverare efficacemente col suo sistema di autoconservazione. La gente si attiva, si aggrega e costruisce prospettive nuove; l'individuo viene valorizzato al massimo, nella sua eterogeneità: stiamo progressivamente mutando, divenendo finalmente uomini a mille dimensioni. C'è ancora molta dispersione in rete, è vero, ma non si può ignorare la crescita esponenziale del numero di creativi in via di detonazione.

Per liberarci in modo definitivo da vincoli e mortificazioni del nostro tempo, estenderemo il paradigma reticolare ad ogni livello di interazione sociale e processo di crescita individuale.

Non esiste limite che possa arginare la retarchia:

eleveremo a potenza le nostre vite, alla conquista dell'oltrizzonte.


mercoledì 27 aprile 2011

Contro il feticcio e la realtà antip(r)atica

A tutti coloro che non hanno motivo di esistere.

Codificare la realtà in mappe mentali più semplici è una delle facoltà umane che ci consentono una vita più serena. Abbiamo la nostra occupazione, il nostro rifugio, i nostri film preferiti; conosciamo la differenza tra bianco e nero, e abbiamo scelto da che parte stare. Le giornate si susseguono a rotazione e non teniamo conto dell'eventualità che ci possa cadere un vaso di fiori sulla testa. Su questa routine amiamo fermarci, appesantirci, appisolarci, e la nostra concezione della vita si riduce ad una serie di avvenimenti abbastanza simili tra loro da non scomodare il culo di piombo delle nostre anime. Ben presto rimaniamo intrappolati nella ragnatela delle nostre mappe mentali, nate per semplificarci la vita ma troppo rigide per non complicarla, e ci ritroviamo attaccati a simboli senza più un significato di riferimento: andare a comprare il pane non è in nessun modo riconducibile all'esigenza di un nutrimento, il nostro lavoro è la nostra identità e le scuole sono parcheggi per eterni bambini. Il mondo si riempe di carta, i cassetti vomitano fogli che dovrebbero dimostrare qualcosa a qualcuno; la realtà viene schematizzata, mutilata e servita. Il burocrate che non ci crede se non c'è il giusto timbro è solo l'esempio più pratico di feticismo massificato, in cui a seguito della scomparsa di un fine abbiamo cominciato a leccare il mezzo. Il notaio esce di casa con lo sguardo oltre perché sa che la sua firma ha un valore inestimabile – il nome è merce, il corpo è merce, l'azione è merce, il pensiero è merce, ma abbiamo dimenticato qualsiasi valido motivo per cui desiderare la ricchezza.

Dissociato il significante dal significato, tentiamo la sopravvivenza. Umanità in coda o parcheggiata; qualche ornamento per il tuo parcheggio e sarai il bello del pollaio.

Dissociazione totale di realtà e parola. Le parole smettono di esistere se non nella loro accezione più banale e diventano fini a sé stesse, una formalità scaccia l'altra, parole vuote svuotano la realtà.


Sei abbastanza coraggioso da non sapere cosa farai tra un'ora?

In quel 99% di vissuto quotidiano che quotidianamente rifiuti di vivere si possono tessere le trame della retarchia straripante. Che piaccia o no, una rivoluzione è in corso, e qualsiasi pratica grigia statica inutile verrà filtrata e ripensata nella grande centrifuga dell'avanguardismo.


Il Net.Futurismo convertirà lo sbadiglio in canto di rivolta

giovedì 10 febbraio 2011

oceano dozzinale - l'antispleen

clicca qui per scaricare il pdf

Ogni uomo è un oceano dozzinale. Ognuno vive assorto nel suo dramma, protagonista assoluto delle più infime banalità. Sopravvivere a questa condizione vuol dire intrattenersi o deprimersi (o deprimersi per intrattenersi, o intrattenersi fino alla depressione).
Quella che propongo è una risata al di sopra delle parti: un inno alla vita spinto al di là di ogni convinzione, imposizione o condanna sociale/individuale.

Stefano Balice

sabato 29 gennaio 2011

Agli studenti

Bravi.
La Gelmini ha tirato fuori il meglio di voi: avete imparato ad organizzarvi, ad essere responsabili per non farvi dare contro dai partiti, a concordare le proteste con gl'insegnanti. Avete tenuto a bada gli studenti che volevano fare solo casino, li avete persuasi del fatto che si stava facendo sul serio. Avete lavorato per togliervi di dosso lo stereotipo del sessantottino, in nome del vostro essere semplici studenti che vogliono rimanere tali, tant'è vero che anche Napolitano ha dovuto accettare di incontrarvi.
Davvero complimenti.
E in tutto questo, siete diventati ciò che odiate: perchè se prima c'era una critica nei confronti del modello dominante -una critica spesso sterile e fatta di slogan, figlia delle pubblicità, ma almeno c'era - ora siete voi a battervi per difenderlo.
Vista in quest'ottica, la scuola non ha mai vissuto un momento di gloria come quello di oggi: un momento storico estremamente curioso, in cui lo studente ha interiorizzato tutti i "valori" dell'istituzione che lavora per annichilirlo, tant'è vero che lotta per essa.

Mi auguro almeno che, se un giorno questo delirio dei tagli finirà, nessuno di voi venga più a parlarmi di rivoluzioni di nessun tipo.

martedì 25 gennaio 2011

L'utopia della scolarizzazione

Facile definire la descolarizzazione un'utopia.
Ma è davvero così facile?
Tutto sommato, pur volendo conservare un'ottica funzionalista, l'istituzione scolastica NON prepara all'ingresso nella società. Descolarizzare vuol dire innanzi tutto rivedere le proprie priorità, al di là di ogni luogo comune, e questa non è un'utopia ma un bisogno umano, nonchè un dovere sociale.
Pensiamo piuttosto alla scolarizzazione: si può essere così fuori di testa da sognare un mondo in cui ogni ragazzo ripete nozioni senza nessuna elaborazione, nozioni che vengono spacciate per verità assolute, ritrovandosi incapace di integrarsi in una situazione qualunque?
Si tratta certo di una macabra utopia, eppure per molti ragazzi è una realtà.
L'approccio costruttivista di alcuni docenti sembra migliorare la situazione. Ma questi docenti sembrano quasi degli infiltrati, che vogliono difendere i ragazzi nel Covo del Nemico. La situazione rimarrebbe pessima anche se questi "descolarizzatori in borghese" costituissero la maggioranza, perchè c'è un'impostazione paradigmatica sbagliata che regola ogni settore scolastico (dalla definizione dei ruoli a quella delle materie), che finisce per scolarizzare anche i modelli pedagogici più aperti.
Non si tratta quindi di pensare a se descolarizzare o meno: succederà, perchè è un processo igienico. Sta a noi definire tempi e modalità.

martedì 5 ottobre 2010

Linguàrtritamòt: non lasciatevi parlare

La tribù dei Piraha utilizza soltanto due parole per descrivere il colore.
In lingua dei segni si usa lo stesso segno per dire "mi piace" e "lo voglio".
Quello che in italiano è un rubacuori, in dialetto è uno sciupafemmene.

Siamo abituati a organizzare i nostri pensieri con parole che usiamo quotidianamente, ma quasi mai ci soffermiamo a riflettere su quanto esse siano relative, e come cambi la sfumatura di un vocabolo traducendolo o sostituendolo con un sinonimo.
Cambiare il proprio modo di rapportarsi alla lingua è un passo fondamentale nella riorganizzazione delle strutture mentali.

L'approccio alla lingua è stato finora di due tipi:
-quello passatista, ossia del grande oratore in grado di lanciarsi in virtuosismi buoni soltanto per chi ha tempo da perdere; tipico è il suo modo di fuggire da questioni complesse utilizzando termini e citazioni sconosciuti ai suoi interlocutori. E' evidente la sua dipendenza dai vecchi schemi, che gli infondono sempre sicurezza, e tratta la propria lingua come un delicato vaso di porcellana, "muovendola" il meno possibile.
-quello presentista, diversamente passivo: sebbene interessante per la ricchezza di termini gergali che si rinnovano costantemente, la lingua parlata dal presentista è una minestrina lessicale generatasi dalla magra acquisizione dello stesso modello del passatista. Sentire un presentista che parla è un'esperienza divertente, si assiste alla dissoluzione del campo semantico attraverso poche confuse parole. Egli ha rifiutato il grottesco spettacolo del passatista, gettandosi in una commedia diversa ma decadente in ugual misura.

Per noi netfuturisti, parlare è un momento di riflessione critica sui propri bisogni, linguistici e quotidiani. Se il termine non esiste ancora, in un modo o nell'altro salta fuori. Questa pratica è il linguàrtritamòt: l'arte di tritare parole ed espressioni, spremerle, crearle, cestinarle o risignificarle.
Verso una lingua performativa.

lunedì 9 agosto 2010

Flussi - poema transcomunicativo

"Flussi" è una raccolta di poesie in cui la parola acquisisce una personalità propria, schizzando, scorrendo o lampeggiando a seconda di ciò che rappresenta.

Le fonti d'ispirazione fondamentali sono state indubbiamente due: il flusso di pensieri, e il flusso di stimoli da cui siamo quotidianamente bombardati. Essi mi hanno portato a ricercare una nuova forma comunicativa (transcomunicativa) in cui la parola scritta non è più un’ imitazione del linguaggio parlato, ma un sistema simbolico che oltrepassa le barriere formali della normale comunicazione e va ad inserirsi direttamente nel flusso di pensieri del lettore, che potrà comprenderne il senso soltanto se in grado di cogliere le cose nella loro globalità.

DOWNLOAD su archive.org

giovedì 20 maggio 2010

Ritratto del presentista - sintesi topofonetica

E' proprio vero che è impossibile non comunicare?
Stiamo recentemente assistendo ad un fenomeno simile all'inflazione, relativo al valore delle parole. Tutti parlano e nessuno dice niente. Il borbottare perpetuo di old media e social network, le menate degli accademici, la comunicazione passatempista dei presentisti - niente di tutto questo comunica. O meglio: suggerisce di non comunicare.
bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla
-il presentista è muto-

lunedì 10 maggio 2010

Rumore formativo, pensiero enarmonico

Ogni debolezza è un limite.
Ogni limite si maschera con uno schema.
Ogni schema serve a semplificare un problema affidandone la risoluzione, per l'appunto, ad uno schema [che sovente viene imposto da qualcuno e preso per buono da qualcunaltro, senza troppe domande (gli schemi fanno comodo ai deboli)].
Questa sorta di burocrazia del pensiero si presenta in ogni azione attiva o passiva che sia, nelle abitudini individuali e nelle consuetudini sociali; le sue maschere sono quelle dell'accademismo, del dogmatismo, dello "stile", dei principi di armonia in musica e nella monodirezionalità in ambito artistico, formativo, mediatico.

Ho la pelle d'oca quando penso che per secoli e secoli abbiamo usato quasi esclusivamente le stesse 12 note; sarei più sereno tenendo lo stesso paio di calzini per una settimana. A quanto pare siamo così pigri da accettare 12 sbarre purchè costituiscano una comoda gabbia.
Ogni musicista dovrebbe decidere su quali frequenze "fissare" le proprie note (sempre ammesso che questo lavoro sia considerato necessario dall'autore: è una questione d'intenti). Quando la percezione collettiva arriverà a preferire la diversità rispetto all'omologazione, l'iniziativa alla ripetizione, scopriremo di essere degli instancabili rumoristi in un mondo di Musica: l'armonia tonale, per la sensibilità musicale, ha finito per rappresentare ciò che un distacco della retina può essere per la vista: ci ha tolto la gioia di apprezzare i rumori per ciò che sono.

E ancora: non può essere altro che pigrizia quella che spinge a continuare ad adottare le cadaveriche lezioni frontali. "Stai seduto e ascolta", un metodo fallito in partenza, non credo ci sia bisogno di molte argomentazioni sul perchè: abbiamo tutta la pedagogia del Novecento a insegnarci come questa modalità di lezione sia una delle cause fondamentali della demotivazione da parte degli alunni. Occuparsi di formazione non è certo un lavoro per vigliacchi: se non vi rendete conto che le lacune dei singoli professori e maestri possono finire per rovinare intere generazioni, state alla larga; se non capite che questi sono anni complessi e di transito, e che bisogna insegnare creativamente ad essere creativi, allora occupatevi di qualcos'altro. I professori-burattinai non possono più continuare a inebetire i ragazzi per una propria mancanza di forza (=>la forza di mettersi in gioco). Ogni ambito formativo richiede una buona dose di Net.Futurismo.

Ormai è sempre più vicino il giorno in cui tutte le debolezze passapresentiste verranno spazzate via da una grassa, colossale risata prospettica net.futurista: accademici, virtuali cammuffati da virtuosi, non riuscirete a giustificare la vostra vigliaccheria nemmeno balbettando - e nessun manuale vi sarà d'aiuto.

lunedì 22 marzo 2010

Libertà!

libertà libertà libertà libertà libertà libertà libertà libertà
libertà libertà libertà libertà libertà libertà libertà libertà
libertà libertà libertà libertà libertà libertà libertà libertà
libertà libertà libertà libertà libertà libertà libertà libertà
libertà libertà libertà libertà libertà libertà libertà libertà
libertà libertà libertà libertà libertà libertà libertà libertà
libertà libertà libertà libertà libertà libertà libertà libertà
e dopo troppe volte che lo si ripete non vuol dire più niente.
LIBERTA'!
Ossia un uomo in mutande e cannottiera che rutta sul divano...

lunedì 1 marzo 2010

Grande Fratello e New Media

Riprendo l'interessantissimo studio che Antonio Saccoccio sta conducendo sull'apposito blog.
Il Grande Fratello non è diventato altro che uno studio sulla perdita dell'identità.
Chi è vero? Chi è falso?
Risponde il pubblico:
rispondo:
il pubblico.
Il pubblico sta diventando autosufficiente,
perchè anche la stupidità ha un limite.
Possiamo ridere in coro mentre gli old-media vanno avanti,
soli e virtuali.

venerdì 12 febbraio 2010

Virtuale a chi?

mi stai dando del virtuale?
mi stai dando del virtuale?
mi stai dando del virtuale?
Ti sembra che stia parlando di una realtà simulata,
di una cosa che nasce e muore dentro un pc?
Questo sì che è un atteggiamento virtuale.
Non hai capito nulla.
IO SONO reTEale!
E che politici, professori e programmi televisivi
dagli abissi di un mondo costruito
non si azzardino a dirmi
cos'è virtuale.

giovedì 28 gennaio 2010

Secondo me

Secondo me bla bla bla.
E secondo chi altro?
Prova a dare un quadro oggettivo di una situazione vissuta, e sarà comunque "secondo te".
Sembra quasi che ci si voglia scusare di avere una propria visione dei fatti.
I sordi non dicono quasi mai, in lingua dei segni, "secondo me"; usano piuttosto "io credo", per esprimere una situazione di dubbio, ma non per introdurre un loro parere. "Secondo me non è bello" diventa "non mi piace": è ovvio che si tratti di un parere personale.
Perchè?
Perchè la L.I.S. è una lingua molto più concreta della lingua italiana parlata.
Le chiacchiere effimere con cui l'uomo dà prova della propria vacuofilia sono sintomo di una sorta di burocrazia mentale senza nè capo nè coda.
Secondo me.
Ma lo sapete già...

lunedì 11 gennaio 2010

...femminismo oggi?

Troppo spesso, negli ultimi anni, vengono rievocate le gesta eroiche di varie femministe, da Courtney Love a Yayoi Kusama e i suoi falli più o meno impliciti.
Queste commemorazioni (perchè di questo si tratta, in quanto analizzano il fenomeno come storico/museale) mi hanno indotto a prendere in considerazione il femminismo alla luce di ciò che mi circonda.
Cosa mi circonda?
Una miriade di ragazzine che vogliono farsi desiderare, farsi conquistare, farsi scegliere.
E i media (vecchi & scaduti ma anche quelli nuovi) supportano le mie osservazioni: avete mai visto quell'abominio di Uomini e donne?
Ora, queste ragazzine crescono in una società dove la parità dei sessi è pressochè raggiunta: tutto rimane ai singoli individui e al loro modo di porsi.
Oggi nessuno mette in discussione la validità di un parere femminile, e difficilmente viene ostacolata la carriera di una donna in quanto tale. Quindi verrebbe da dire che il femminismo ha avuto la meglio...
o no?
Il guaio della condizione femminile, rimane paradossalmente la ragazza media, che spesso rinuncia alle sue opportunità per atteggiarsi, per l'appunto, a "femmina" (o stereotipo femminile). Questo perchè cresce con il mito di un principe azzurro forte e sicuro di sè, che va in giro a baciare ragazze che dormono perchè è un suo diritto (e le belle fanciulle delle favole come reagiscono? Lo sposano!). Ma qualcuno ha già analizzato questo fenomeno.
Quello che mi interessa mettere in luce è come un fenomeno di massa come il femminismo si sia bloccato davanti all'incapacità di demassificarsi di ogni ragazza.
Continuate a dormire, gatte morte o veline mancate, qualche morto di figa vi sceglierà.
Nel mentre, che la demassificazione continui.

sabato 10 ottobre 2009

Vacuofilia: il Culto del Vuoto

Rispondere alle domande con un'alzata di spalle, facendo scempio delle capacità linguistiche raggiunte dai nostri antenati.
Drogarsi di calcio e figa come se millenni di evoluzione umana non fossero mai esistiti.
Poltrire su un divano perchè non si trova niente al mondo per cui valga la pena di alzarsi.
Nutrirsi del vuoto che ci si porta dentro e chiedere il bis.
Eppure persino gli antichi temevano il vuoto (Horror Vacui).
Oggi stiamo assistendo all'esatto opposto: la Vacuofilia.

L'accademismo passatista, ossia un idealismo per forza di cose sbagliato, le forti ideologie del Novecento cadute ora come foglie secche perchè troppo inattuali, non potevano avere figli sani.
Forse una buona formazione avrebbe potuto prevenire questo male, che del Presentismo è uno degli attributi peggiori: una televisione che non sia morfina (o una non-televisione), una scuola non militarizzata ma partecipativa -insomma, una buona dose di Net.Futurismo- avrebbero potuto motivare di più, incrementare l'intelligenza delle persone, coltivare l'umanità nelle sue dimensioni micro e macroscopiche.

E ora vi dirò una cosa: non ho argomenti in comune con un buon 50% dei miei coetanei.
E questo non perchè io sia dotato di uno spirito sopraffino, ma perchè la maggior parte della gente non ha nessun argomento di cui parlare.
Se non è questo il Culto del Vuoto...

giovedì 17 settembre 2009

Sciopero delle virgole


Questa mattina, in modo assolutamente inedito, il Popolo delle Virgole ha deciso di scioperare.
Scappate dai vari City, Leggo e Metro che infettano la città con gossip e oroscopi di cui l'idiota medio non smette mai di avere bisogno, le Virgole avevano un obbiettivo ben preciso.
"Il lettore deve rimanere senza fiato, deve soffocare nelle informazioni-spazzatura promosse da questi giornali" mi dice una virgola particolarmente esuberante. E continua:"Non aiuterò mai più nessuno a riprendere fiato tra una frase e l'altra. Forse, con questo sciopero, riusciremo a spingere la gente verso un altro tipo di informazione. Questi quotidiani sono fumo mediatico; annebbiano le menti, isolano dalla realtà."
Un'altra virgola, raccontandomi la sua storia, conclude: "il mio capo aveva minacciato tutte noi di licenziarci, se avessimo scioperato. Che buffone: pensa che Punto e Punto&Virgola possano sostituirmi! Ma il lettore chiuderebbe il giornale dopo un minuto..."
Ed è proprio quello che vogliamo!
Popolo delle Virgole, siamo con voi!

lunedì 8 giugno 2009

vacuofilo


Contro tutti coloro che si nutrono del vuoto della propria esistenza


riempiremo di vita anche il vostro grigiore