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:quaddentro:

domenica 24 marzo 2013

ATTENZIONE! paradossi in tensione

paradossi in tensione  - il nulla-potenziale, annientamento di due potenziali opposti - ansia aria acqua ecc - e ancora manca una cultura del paradosso, una cultura in tensione-evoluzione.
liquidare il tutto come non-sense è da imbecilli. parlare di non-sense ed illustrarne i riferimenti storici è da imbecilli ben ammaestrati. il paradosso ha una funzione politica ben precisa, e se non potete capirla è perché avete perso tutto - i vostri sensi si sono distratti e atrofizzati, la vostra immagine ben allineata alle altre, il vostro linguaggio vi concede di sfoggiare una posizione personale a scelta tra quelle a disposizione in vetrina - e più di tutto avete perso il gioco, l'approccio ludico e spontaneo che da solo basterebbe a causare le migliori rivoluzioni. imbecilli tristi e stirati, un augurio di ansia ed evoluzione.

venerdì 1 febbraio 2013

VOTA LA CRISI

LA CRISI! LA CRISI!
La CRISI sarà l'unico partito che potrai votare.
Infatti, tutti i partiti esistono solo in relazione della CRISI. Più meno tasse posti di lavoro eccetera. Tutti partiti della CRISI, nessuno con una posizione propria. Nessuno ha un programma di rinnovamento radicale: l'ideale massimo sembrerebbe il ritorno a qualche anno fa, quando non si stava bene ma si sopravviveva, in quello stesso marcio sistema che ci ha lasciato col culo per terra. Come se la sopravvivenza potesse essere un valido motivo per vivere. Come se il lavoro fosse la più grande aspirazione umana. Come se il benessere di una persona dipendesse dal rimanere parcheggiati a vita, utero scuola lavoro villaggio turistico bara.
Queste elezioni saranno una grande pagliacciata, perché qualunque cosa voterete sarà la CRISI, e chiunque vincerà, più o meno onesto che sia, non potrà fare nulla per noi se non sovvertendo e riscrivendo tutto dalle fondamenta (cosa che non rientra nei programmi di nessuno).
Chi tra il 24 e il 25 febbraio andrà a "votare" darà l'ennesima dimostrazione di non voler cambiare una virgola della propria banalissima vita - no, della propria banalissima grigia becera sopravvivenza. Nessuna concessione ai menopeggismi da quattro soldi: se voti, voti LA CRISI.

martedì 1 gennaio 2013

minimal vT: cinque sberle sonore in occasione di un'esposizione vittiana





antonio saccoccio + stefano balice


minimal vT: cinque sberle sonore in occasione di un'esposizione vittiana [0kbps017]

01 - Jimi Hendrix plays "Ma 'ndo Hawaii"
02 - Vitti Tivvi
03 - Ogni Artista
04 - Vitti sintitoli
05 - E adesso sorridimi! Ma...

These tracks are part of the net.futurist sculpture "Stramberia di stellarità polverizzata + intrusione estroversa e metasonorità" (Marco Zappa, Antonio Saccoccio, Stefano Balice), exposed during an event in honor of Monica Vitti.

MAV [0kbps] Records, December 2012

domenica 23 dicembre 2012

è nato S u p e r t r a f r à


come se le cose non andassero già abbastanza male, ecco arrivare un giornale che non è un giornale, ma uno strano détournement ripiegato in 3 come un depliant pubblicitario - giallo vomito/pericolo - carta straccia della peggior specie.
in questo numero, Antonio Saccoccio, Stefano Balice, Gianluigi Giorgetti, Klaus-Peter Schneegass e l'esordiente Adriana Benissimo illustrano le possibili direzioni dell'Arte Contemporanea [vicolo cieco] mentre pagine delle aste strappate fanno loro da sfondo.
chi volesse ricevere questa e altre copie in formato cartaceo mi contatti - ovviamente nessuna copia è in vendita, ma potete inviarmi qualcosa che per voi ha lo stesso valore - i video zozzi delle vostre ex, una lettera d'amore o minatoria, un quotidiano dell'altro ieri, quello che vi pare.


la sera al balon - paesaggio sonoro

rumori di scarto. oggetti di scarto... scelte popolari. sta di fatto che il balon di torino è uno dei luoghi più vivi della mia città, e mentre le marmaglie di fighetti fanno numero per le strade del centro, sognando di avere abbastanza soldi da farsi firmare il cervello da luì vittòn,  mi piace recuperare ciò che gli altri non vogliono più. sono un mozzone? no, DI PIU'.
perché se di giorno capita di fare ottimi affari - soprattutto per un circuit bender, si trovano tastiere e giocattoli da modificare a 1 o 2 euro - nel tardo pomeriggio i venditori se ne vanno, lasciando ogni genere di oggetto abbandonato per strada, così privo di valore da essere rifiutato anche da loro. è in quel momento che la piccola folla dei miei fratelli mortaccioni, per esigenza o per diletto, si raduna per dare un nuovo valore a quei rifiuti. eccolo, il miracolo del natale. via garibaldi, con le luminarie e le bancarelle e le vetrine, a confronto è un film di zombie.

...e il rumore? oh, dobbiamo dare un valore anche a quello! tra le cose che mi sono portato a casa, c'è anche la sinfonia di un'orchestra di netturbini che, per togliere dalle vie cotanto sfacelo, suonava aria compressa all'unisono costituendo indubbiamente uno dei paesaggi sonori più apprezzabili della città.
registrata con un microcassette recorder dell'anteguerra, su nastro riciclato... ma gli strumenti di recupero non valgono nulla se non sono impiegati con una sensibilità del recupero. non buttate i rumori. non abbandonateli per strada, provate ad ascoltarli. se togliete valore al rumore, togliete valore all'esistenza. non è questione di cultura o chiacchiere pseudointellettuali... è R U M O R E. spapapamm!


mercoledì 3 ottobre 2012

Dalla mail art alla non-arte facoltativamente postale

Profondo rispetto per chi ha saputo utilizzare creativamente il medium postale, alimentando lo sviluppo di diverse reti di avanguardisti. Ma ora, a distanza di decenni, ora che stiamo raccogliendo i frutti della rivoluzione neotecnologica, è il momento di discriminare gli aspetti della cosiddetta mail art che possono ancora dare qualcosa al nostro tempo da quelle che invece sono marce consuetudini artistiche.

Partiamo dal presupposto che lo scambio fisico di oggetti non potrà mai essere rimpiazzato totalmente dal digitale.
Comunicare e creare sul web è un processo rapido, a volte dispersivo, ma spesso si rivela uno strumento efficacissimo per portare avanti collettivamente delle idee. Internet è la sede delle aggregazioni più disparate, dove ognuno trova il suo spazio.
I network postali sono caratterizzati dalla lentezza dello scambio; i materiali e le informazioni scambiati sono quantitativamente inferiori. Tuttavia, il costo e i tempi di attesa obbligano il networker a selezionare accuratamente ciò che vuole spedire, dandogli anche maggior valore emotivo.

Ogni medium può essere impiegato creativamente. E come per ogni altro medium, il nemico della corrispondenza creativa è l’Arte.
Infatti, sebbene questa pratica di rete abbia a suo tempo reso l’artista un po’ meno Artista, ora rischia di dare a chiunque la possibilità di mettersi in mostra dandosi le stesse arie degli artisti veri.
Sta qui la differenza tra avanguardismo di massa e un ammasso di artisti. Un ragazzino che cazzeggia su facebook può essere creativo tanto quanto un artista postale, a meno che quest’ultimo non abbia un’idea da diffondere. E quando mancano le idee, tutto il resto – i francobolli, i timbri, le cartoline – rimangono semplici feticci da Artista, feticci di un mondo autoreferenziale che non stimola in nessun modo la sensibilità contemporanea – esattamente come l’Arte da museo.

La maggioranza degli artisti postali ha vissuto il passaggio dallo scambio fisico a quello digitale. Noi net.futuristi e mavvisti della terza avanguardia abbiamo vissuto il processo inverso, spinti fondamentalmente da due esigenze:
-      comunicare tra di noi, perché nonostante ciò avvenga quotidianamente, gli oggetti materiali permettono di sentirci più legati
-      comunicare a tutti il nostro pensiero, come facciamo in qualsiasi altro canale.
Il resto ci appare superfluo. Va bene giocare con l’immaginario burocratico, va bene dinamizzare anche esteticamente il proprio messaggio, ma non abbiamo motivo di seguire un cliché estetico. Va bene la documentazione, finché non diventa fanatismo da collezionista – e che la si piantasse una volta per tutte di ambire ad essere riscoperti tra cent’anni come Grandi Artisti, non succederà mai, ed è giusto così.
Le dispute riguardo a cosa sia meglio usare, se un francobollo un pennello o un’email, sono semplicemente ridicole: senza contenuti, rimangono tutti strumenti sterili.
Non ci interessa fare Arte, né postale né di altro tipo.
La vaporizzazione dell’Arte è l’espressione totale che attraversa ogni rete.

sabato 4 agosto 2012

A proposito della Grande Espressione Artistica

Arte, Arte, Arte.
L'Arte coi concetti, l'Arte con la tecnica, l'Arte con la tradizione, eccetera.
Al di là di qualsiasi discussione già ampiamente trattata ovunque e da chiunque, dovremmo ricordarci che l'Arte - ve lo dico a denti stretti, voglio fare l'ingenuo - è espressione.
Ma in che modo l'Arte, che utilizza canali comunicativi scadenti come mostre, musei e patetici vernissage, può dirsi espressiva?
Se voglio esprimere, se voglio comunicare, lo faccio scegliendo di volta in volta gli strumenti che ritegno più adeguati. Il messaggio che trasmetto in questo modo agisce all'interno di un contesto, può mutare nel tempo, arricchirsi attraverso il confronto. Ma niente di tutto questo passa attraverso i musei. Niente di tutto questo ha a che fare con il Mondo dell'Arte. Per questo a noi mavvisti piace parlare di arte, non-arte o oltrarte.
L'Arte non esiste, vive di sé stessa, e la galleria è la sola assenza di contesto che può legittimarla. L'Arte si getta in pasto al critico che la codifica per il mercato, ed ecco tutto. Tu che vai alle mostre, che fai il fighetto intellettuale, tu non esisti, non sei mai stato calcolato. L'Arte non ti parla. L'Arte è così Artistica che non ha bisogno di essere compresa da te. L'Arte è Arte. L'Arte è una truffa.